Jacque Fresco precursore del Circular Design Thinking?

Jacque Fresco, lungimirante ingegnere sociale americano, ha teorizzato un’economia basata sul valore delle risorse naturali e sulle tecnologie per impedirne lo spreco: uno dei capisaldi del metodo del Circular Design Thinking.

“l’uomo è l’animale più stupido. Inquina l’oceano, l’aria, i fiumi, l’atmosfera e le persone! L’uomo si è messo su un piedistallo e crede di essere la forma di vita più evoluta, ma questo è solo un delirio dell’ego. Siamo ancora lontani dall’essere civilizzati. Solo quando impareremo a vivere in armonia e in modo costruttivo daremo inizio all’era della scienza. Non ci siamo ancora arrivati”. Jacque Fresco

È vero, stiamo distruggendo le nostre risorse naturali più preziose. Sprechiamo materia prima. In un’economia basata sul denaro, e sul potere.

Il benessere collettivo sostenibile

Il pensiero di Jacque Fresco (New York, 1916/Sebring, 2017) mi ha conquistato fin da subito. Quest’uomo fuori dal comune, si è autodefinito disegnatore industriale e ingegnere sociale. Negli anni ha elaborato una serie di teorie educative e comportamentiste, economiche e sociali, architettoniche e urbanistiche che sono confluite in una proposta complessa, ma concreta, di riprogettazione della società; dove il benessere collettivo rappresenta l’obiettivo primario.

Già, perché solo l’incontro e il confronto di più conoscenze e la loro connessione sui diversi livelli di realtà, può condurre alla soluzione che contempli la complessità.

Seguendo la stessa linea di pensiero, con HENRY & CO., abbiamo concepito e strutturato il metodo del Circular Design Thinking, un metodo basato sulla coesistenza di molteplici filosofie progettuali, adattate al fine ultimo della sostenibilità. La rielaborazione coerente degli strumenti e dei modelli provenienti da teorie eterogenee consente un ampio margine di flessibilità ed adattabilità. Flessibilità e adattabilità sono alla base del nostro metodo, ma anche alla base dell’evoluzione.

Tornando a Jacque Fresco. Il suo lavoro ha portato a teorizzare un sistema socioeconomico che parte dal presupposto che la Terra è ricca di risorse naturali, e la pratica di razionarle secondo il metodo monetario risulta inappropriato e controproducente per la sopravvivenza stessa del genere umano. 

 

Jacque Fresco
Jacque Fresco, fondatore del "The Venus Project"

 

E di fatto stiamo letteralmente consumando il Pianeta Terra: accumulo di oggetti, di spazzatura, inquinamento, spreco di risorse naturali e materiali, ma anche di tecnologia e lavoro, impiegati nel modo sbagliato. Una pratica corrotta guidata dalla cultura della obsolescenza pianificata. Un sistema destinato a crollare su sé stesso. 

Tutte le risorse naturali devono essere considerate patrimonio comune dell'umanità e l'obiettivo è quello di accrescere lo standard di vita di tutte le persone.

Questo modello alternativo di civiltà parte da una visione politica ed economica antitetica a quella del capitalismo e si concretizza nella realizzazione di città sostenibili, autosufficienti e futuristiche.
Città circolari: un primo modello secondo dal paradigma del Circular Design Thinking.

Denaro, proprietà e potere, lasciano il posto al benessere comune, alla condivisione e all’uso, e al riuso, delle risorse naturali

Ma Jacque Fresco era un visionario, non un ingenuo, e sapeva bene quanto sia difficile far cambiare mentalità alle persone: 

“Mi chiedono sempre: – Quanto costerà costruire queste nuove città? – Ma è la domanda sbagliata. L’unica cosa che dovremmo chiederci è: – Abbiamo le risorse per farlo? – Questa è la vera sfida.” Jacque Fresco.

La prima è la domanda classica, legata al sistema monetario. Il denaro è una necessaria convenzione per lo scambio di merci e servizi in un ambiente di scarsità di risorse naturali. L’attuale sistema economico.

È chiaro che la società attuale non si sta ponendo come mentore, ma come canale politico di valori equivoci. Cambiare il sistema significa anche introdurre nuovi valori e insegnamenti, per introdurre un orizzonte sociale diverso. E con un’economia basata sulle risorse naturali, è possibile.

“Non possiamo risolvere i nostri problemi con lo stesso modo di pensare che abbiamo usato quando li abbiamo creati.” Albert Einstein

Proseguendo secondo i registri attuali giungeremo inevitabilmente ad una grande crisi globale, cui seguirà un periodo di transizione; la parte più difficile sarà l’accettazione, e poi, il cambiamento. 

Jacque Fresco, a tal proposito, citava Arthur Charles Clarke (inventore e autore di fantascienza; “2001: Odissea nello spazio”):

“se avessi scritto un libro che fosse piaciuto e capito da tutti, non avrei detto niente di nuovo”

Un'economia basata sulle risorse naturali e sul loro riuso

Questa è la soluzione geniale proposta da Jacque Fresco: se l’umanità scegliesse di condividere le risorse naturali del pianeta, avrebbe trovato allo stesso tempo il modo di preservarle e gestirle in modo responsabile, sviluppando un ciclo virtuoso che sia il più efficiente e sostenibile possibile. Un sistema che promuove abbondanza di risorse naturali per tutti. 

Cosi come HENRY & CO. L’obiettivo finale è quello di non creare nulla di nuovo, ma dare nuova vita ai prodotti esistenti, creando alternative più sostenibili. Un utilizzo più attento delle risorse naturali, e un riutilizzo più diffuso, e una gestione del fine vita più efficiente. 

E se il design riguarda la società e il modo in cui interagisce con gli oggetti, allora le abitudini possono cambiare, andando incontro all’ambiente e alla sua salvaguardia. E il Circular Design Thinking tende verso l’esperienza a 360° nell’interazione con il prodotto, da risorsa naturale, a materia seconda come nuova risorsa, a rifiuto.

Jacque Fresco, già negli anni ‘90, con Roxanne Meadows, sua stretta collaboratrice e compagna di vita, ha dunque coniato il termine e il significato di Resource-Based Economy RBE o "economia basata sulle risorse". 

 

The Venus Project

Una civiltà globale sostenibile

Un’affascinante e verosimile visione alternativa, che permette di sviluppare una nuova civiltà globale sostenibile.

Vere e proprie città circolari che, grazie a tecnologia e scienza, diventano dei micro-cosmi a zero impatto ambientale: il Venus Project.

“Il Venus Project sostiene che se non vuoi la guerra, se non vuoi la povertà, se non vuoi la fame, la disoccupazione, le dispute territoriali e tutti gli altri conflitti e problemi sociali, devi dichiarare la Terra patrimonio comune, di tutte le persone del mondo. Questo è l’unico modo per eliminare tutti i fattori che determinano arroganza e aggressività, paralizzano la nostra società e le impediscono di crescere”

Un’economia basata sulle risorse naturali si concentra su di esse e non sul denaro; merci e servizi sono disponibili e valgono per il loro utilizzo e riutilizzo, non per una aleatoria attribuzione monetaria.

Una società così concepita prescinde e affranca da ogni interesse politico ed economico, e mette al centro solo l’interesse della sopravvivenza dell’umanità e del pianeta.

Questo non implica un regime ideale di irreprensibilità etica o l’anarchia, ma una misurazione scientifica e ponderata della distribuzione delle risorse naturali. E delle tecnologie.

Già perché sono disponibili e condivise le risorse naturali, ma anche la conoscenza e le tecnologie per ottimizzarne l’impiego; perché l’innovazione è parte cruciale e portante di ogni approccio rivoluzionario, e deve essere diffusa in modo da poter esser messa a completo servizio dell’uomo e del Pianeta. Ancora una volta parliamo di Circular Design Thinking.

Un Pianeta che, in futuro, non sarà gestito dalla politica e dall’amministrazione pubblica, ma da un grande computer centrale. Efficiente e super intelligente. Come nei migliori film di fantascienza. Del resto, come ricorda Jacque Fresco:

“Una macchina così sofisticata non ha emozioni e quindi non è corruttibile”

 

Alex Crestan HENRY & CO.Alex Crestan
Project Manager HENRY & CO.


Viaggiare Sostenibile

Viaggiare può essere sostenibile?

Il trasporto aereo è fonte di emissioni di gas serra in rapida crescita e con forte impatto ambientale: ma tecnologia, compagnie aeree e buone pratiche possono fare molto per viaggiare sostenibile.

L’impronta ambientale dei mezzi di trasporto


In termini assoluti, sono le auto il principale responsabile dell’inquinamento atmosferico. Il traffico su gomma è responsabile del 72% dei gas serra; trasporto marittimo e aereo, sono entrambi a quota 13%.

In termini relativi, però, il mezzo più inquinante è l’aeroplano, che produce 133g di CO per passeggero per ogni Km di viaggio nelle tratte brevi, 102g in quelle più lunghe.
Cifre che salgono a 254g e 195g considerati gli effetti degli altri gas serra aumentati dall’emissione in alta quota.

Viaggiare sostenibileA parità di emissioni, infatti, un viaggio in aereo inquina più di un trasporto terrestre, perché gas come gli ossidi di azoto hanno effetti più drammatici e duraturi se emessi in quota, anziché in superficie.

Seguono le automobili, che quando trasportano solamente il conducente producono in media 171g di CO per chilometro. È poi la volta degli autobus urbani, con 104g per passeggero, dei treni regionali e interregionali o comunque su tratte nazionali, con 41g, corriere FlixBus e simili, con 27g, e quindi i treni veloci e tratte internazionali come gli Eurostar, con 6g per passeggero (dati Department for Business, Energy & Industrial Strategy inglese).

È curioso e istruttivo consultare il sito ecopassenger.org realizzato dalla International Railways Union in collaborazione con l’European Environment Agency. Il sito confronta consumo di energia, emissioni di CO e di altri fattori inquinanti, derivanti dal trasporto passeggeri in Europa: con auto, treno e aereo.


Abbiamo fatto una verifica: HENRY & CO. si divide tra Verona e Milano: per incontrarci scegliamo sempre il treno (l’aereo non sarebbe comunque un’opzione praticabile): 

 

Milano - Verona TRENO AUTO
Anidride carbonica kg (gas serra, riscaldamento globale) 6,8 19,7
Consumo di risorse energetiche litri di benzina equivalenti 4,0 8,7
Particolato sospeso g (tossicità umana) 1,5 2,0
Ossidi di azoto g 16,9 81,7
Idrocarburi non metanici g 6,8 19,7

                                                                      Ecopassenger.org                                                                                  


Traffico aereo in costante crescita

Ma nell’ultimo decennio il traffico aereo continua a crescere. In base ai dati dell’International Council on clean transportation, infatti, le emissioni di anidride carbonica – pari al 2,4% del totale mondiale – sono aumentate del 22% tra il 2013 ed il 2018; entro il 2050 potrebbero triplicare.

Basti pensare che un volo tra Europa ed Asia equivale, in emissione di CO, addirittura due anni di guida automobilistica per ogni passeggero.

Molte compagnie aeree stanno implementando strategie che puntano a soluzioni più attente all’ambiente, anche per adeguarsi alle nuove normative in linea con gli obiettivi IATA (Associazione del Trasporto Aereo Internazionale) per cui le compagnie aeree, entro il 2050, dovranno ridurre le emissioni di CO del 50% rispetto al 2005.

La stessa riforma del quadro normativo per l’airspace in Ue (Ses) presentata a settembre 2020 dalla Commissione Europea, intende aiutare il comparto dell’aviazione a compiere una svolta green e digitale.

 

Punti chiave della riforma sono evitare ritardi, congestioni e rotte di volo non efficienti. Senza trascurare l’innovazione digitale, fondamentale per svecchiare il sistema, con una modernizzazione della gestione dello spazio aereo.

Un altro punto fondamentale è legato ai materiali. I nuovi materiali compositi in fibra di carbonio consentono agli ingegneri aerospaziali di sviluppare telai molto più leggeri e motori più snelli, con le stesse performance di solidità e resistenza delle loro controparti in metallo. 

Cosa possiamo fare noi per rendere più sostenibile i viaggi in aereo?

Alcuni spostamenti, ad esempio quelli intercontinentali, non possono fatti che in aereo. Ma molte tratte più brevi, si presterebbero ad un viaggio altrettanto comodo e veloce - se non più - prediligendo la scelta più sostenibile del treno. Il primo consiglio è dunque quello di limitare gli spostamenti in aereo, ove non necessario.

Viaggiare sostenibile

Inoltre:

  • cerca di preferire i voli diurni e quelli estivi-primaverili a quelli notturni ed invernali infatti; le tratte aeree by night e quelle al freddo inquinano maggiormente l’aria;
  • prediligi sempre un volo diretto ad uno multi-scalo: atterraggio e decollo generano il 25% delle emissioni di un volo;
  • limita l’utilizzo del bagno: a 10 mila m di quota, per tirare lo sciacquone si sprecano quasi 0,75l di cherosene e si consuma una quantità di CO pari a quella che consumerebbe un’automobile per percorrere 10km;
  • se sei un frequent flyer, potresti pensare di devolvere i tuoi crediti di carbonio finanziando dei programmi ecologici internazionali: trovi una lista aggiornata sul sito Climatefriendly.com;
  • viaggia leggero: a un peso minore del velivolo corrisponde un minor consumo di carburante;
  • invece di comprarli a bordo, porta pasti e spuntini da casa, stipandoli in contenitori riutilizzabili;
  • quanto al biglietto, l’opzione meno inquinante è viaggiare in economica: avendo una densità maggiore di posti la quantità di gas serra per passeggero risulta minore rispetto alla business o altre opzioni di viaggio più comode;
  • per la scelta della compagnia è possibile consultare classifiche come l’Atmosfair Airline Index, che ordina le linee aeree in base al loro impatto ambientale. L’Index ha confrontato le emissioni di gas serra delle 190 compagnie aeree più grandi del mondo, valutando la loro carbon print. Tra i fattori considerati: i modelli di aerei e i motori utilizzati, l’uso di sharklet alle estremità delle ali, il numero di posti a sedere, la capacità di carico e il load factor per ogni volo. Chiaramente le flotte più recenti offrono prestazioni migliori.

#VOICES: Carlo Paris, Presidente di ENAV Sustainability Committee

Anche questa volta abbiamo voluto chiedere un’opinione in merito a un professionista del settore, una #VOICE autorevole, che ci aiutasse a comprendere meglio il mondo del trasporto aereo e il suo rapporto con la questione ambientale.

La parola a Carlo Paris, President of ENAV Sustainability Committee:

“Il trasporto aereo avviene grazie alla interazione tra tre soggetti principali: le compagnie aeree, le società di gestione aero portuali e le società di gestione del traffico aereo e di assistenza al volo.

Le compagnie aeree acquistano o affittano gli aeromobili e sono responsabili della scelta dei modelli come motori, equipaggiamenti, numeri di posti, peso, materiali, protocolli a bordo. Ognuna ha le sue caratteristiche e politiche.

Carlo Paris, Presidente di ENAV Sustainability Committee
Carlo Paris, Presidente di ENAV Sustainability Committee

Le società di gestione aeroportuali sono responsabili di tutti gli spazi funzionali al trasporto aereo, all’atterraggio, al decollo, alle manovre, al parcheggio e manutenzione degli aeromobili. Hanno delle flotte di mezzi su gomma sia per manutenzione e controllo, sia per trasporto passeggeri, mezzi che possono essere a motore o elettrici. In un aeroporto, la società di gestione ha mille leve sulle quali agire per migliorare la sostenibilità, e molto si sta già facendo.

Le società di assistenza al volo, come ENAV che ha l’esclusiva del servizio in concessione da ENAC, hanno un enorme ruolo nel migliorare la sostenibilità del trasporto aereo contribuendo a disegnare e gestire le rotte ottimali tra un aeroporto e un altro, avvalendosi di strumenti di Intelligenza Artificiale che stabiliscono le rotte più brevi in condizioni di massima sicurezza.

Tradizionalmente esistevano e si seguivano corridoi aerei predefiniti, lunghissimi e tali da ricamare tutto il cielo, da percorrere a senso unico o alternato per evitare che qualche aereo tagliasse la strada e si creassero collisioni. Oggi questi sistemi di calcolo consentono di disegnare il percorso più breve e calibrare diverse altezze di volo. Questi sistemi di calcolo e controllo permettono di risparmiare grandi quantità di carburante e dunque di emissioni di CO₂,  come è avvenuto nel corso del 2019 e del 2020 nonostante un calo del traffico aereo dovuto alla pandemia.

Nel 2019 sono state risparmiate tonnellate di carburante e di emissioni di CO

Un altro settore nel quale ENAV sta contribuendo con i suoi esperti e tecnici, è quello della regolamentazione dello spazio di cielo ancora non rnormato per il volo dei droni. Mentre lo sviluppo di questo settore è solo agli inizi, è facile immaginare che il progressivo ricorso ai droni per migliaia di attività che fino ad oggi comportavano spostamenti su strada o in treno di mezzi e persone, domani consentirà un enorme risparmio di traffico su strada e su rotaia ed un equivalente risparmio di carburante e di emissioni di CO.”

-       Cosa ne pensa del Flight Shaming?

“La creazione e lo sviluppo dell’industria aeronautica, dai fratelli Wright fino ad oggi, oltre ad aver realizzato un genetico sogno dell’uomo, quello di volare, ha costituito nella storia della umanità un momento di discontinuità; come l’invenzione della ruota, della scrittura, della polvere da sparo, dei motori a vapore, della lavatrice e di internet.

Per ognuna di queste creazioni ed invenzioni dell’uomo, abbiamo assistito nell’arco dei millenni, ad applicazioni che portavano benessere per la società e nello stesso tempo favorire conflitti e distruzioni.

Non possiamo più rinunciare a volare, ma possiamo contribuire in molti modi e a tutti i livelli di responsabilità, a migliorare la sostenibilità dell’intero settore.”

 

Fabio Venturini HENRY & CO.Fabio Venturini
UX & Product Designer HENRY & CO.


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Sostenibilità? Ho due figli, non ho tempo per queste cose.

Nel mese di gennaio, siamo stati impegnati in decine di interviste per selezionare un nuovo collaboratore da accogliere nel team di HENRY & CO.. Una maratona di mini colloqui di approfondimento e confronto; e soprattutto per verificare la simpatia con il concetto valoriale della sostenibilità, la stella polare del viaggio di HENRY & CO. nel mondo del Circular Design Thinking.

Creatività sostenibile, è il nostro mandato. Ma sono -  ero! - convinta che il concetto di sostenibilità nelle sue molteplici declinazioni, fosse ormai entrato tra le priorità di ogni progetto, azione, produzione e servizio.

Il futuro è nella sostenibilità, non può più esser considerata solo un’opzione, ma una rigorosa indicazione.

Abbiamo sorprendentemente ricevuto tante reazioni e risposte, alcune coerenti alla nostra mission, altre dissonanti, inevitabilmente determinanti per lasciarci addosso una sensazione di contatto o di distanza, al termine del colloquio.

Cosa ne pensi della sostenibilità?
“Io ho due figli, e non ho tempo di occuparmi di queste cose”;

oppure
“Vivo in campagna e sono circondata dalla natura, e questo mi basta”;
alcune risposte mi hanno lasciata… confusa.

Mi sono dunque chiesta: quanto la cultura della sostenibilità è oggi percepita come valore?
Quanto conta questo valore nel mondo del lavoro e nella costruzione delle professionalità future?

sostenibilità non ho tempo voices henry & co.

Partendo dal presupposto che il valore fondante di HENRY & CO. non debba anche esser necessariamente la priorità di ogni studio o realtà aziendale, mi sono allora chiesta quale spazio venga lasciato alla scala dei valori personali all’interno di un qualsiasi colloquio di lavoro.

E quali i valori più ricercati dalle aziende in cerca di collaboratori.

Mi sono così rivolta a Mentor&Faber, uno studio con sedi a Milano e Verona, come le due identità di HENRY & CO., specializzata in head hunting di middle management ed executive e nella consulenza aziendale organizzativa, manageriale e commerciale. Una realtà che si pone come guida (mentor) o un compagno di viaggio (faber) nel mondo del lavoro.

Dialoghi sui valori nel mondo del lavoro, HENRY & CO. interroga Mentor&Faber

“Sappiamo bene essere infinitamente complesso il mondo del lavoro. Risorse e competenze, declinate per un’infinità di ruoli, da quelli più tradizionali a quelli più recenti, definiscono un puzzle della natura umana estremamente variegato. Ma è possibile individuare alcune caratteristiche comuni, prettamente valoriali, che vengono regolarmente indagate e ricercate e che costituiscono una base di interesse condiviso per ogni tipo di ricerca?” 

“Da consulenti e da head hunter dobbiamo ricercare e indagare i valori di una persona in relazione a quelli aziendali. - ci racconta Michele Manara co-founder di Mentor&Faber - Alla base di tutto ricerchiamo i valori umani di onestà ed integrità che costituiscono le fondamenta per ogni ruolo. Non è semplice riuscire ad indagare questi aspetti e i valori in generale. Solitamente per riuscirci occorre entrare nello specifico, cogliere il motivo di alcune scelte, di alcuni passaggi di carriera, di come viene spiegato un business. Possono essere molto utili anche informazioni trasversali come le passioni, gli hobby e le attività extra professionali in generale.

La grande capacità di un recruiter è quella di cercare esempi, conferme o smentite rispetto al dichiarato di un candidato e far emergere i valori di una persona partendo dall’osservazione dei suoi comportamenti oltre che dal confronto e dal dialogo. Non è facile, ma i recruiter bravi lo sanno fare.”

Volendo mantenere l’attenzione sul tema della Sostenibilità, come valore etico globale, sappiamo che l’attuazione dell’Agenda 2030 richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese private al settore pubblico, dalla società civile agli operatori dell’informazione e cultura.

La sostenibilità non è una questione solamente ambientale e assistiamo al diffondersi di una coscienza comune riguardo la necessità di adottare un approccio integrato di misure concrete per innescare un importante cambio di paradigma socio-economico per affrontare le complesse sfide attuali.

sostenibilità non ho tempo voices henry & co.

Una solida base comune da cui partire per dare a tutti la possibilità di vivere in un mondo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale, economico.

“Quanto oggi la dimestichezza con i concetti di impatto ambientale, economia circolare, inquinamento, emissioni e sostenibilità sociale entra a fare parte nelle argomentazioni degli head hunter indipendentemente dal settore operativo dell’azienda che recluta e dal ruolo, oggetto della ricerca?” 

“Le aziende che si riconoscono nei valori della sostenibilità sono sempre di più, ma non tutte li vivono al punto da ricercare questa sensibilità nei candidati. Inoltre molte imprese si immedesimano più nei valori legati alla sostenibilità sociale che quella ambientale in senso stretto.
Sono sempre di più infatti i manager e gli imprenditori che danno grande importanza all’impatto sul territorio del loro lavoro e del loro operato. Ancora molta strada deve essere fatta, ma il germe c’è, bisogna coltivarlo e farlo fiorire.

Insomma, dal nostro osservatorio possiamo testimoniare che l’ecosostenibilità sia ancora appannaggio delle aziende che hanno fondato il proprio business sulla green economy e che serva ancora molto lavoro affinché diventi un vero modello di riferimento trasversale e di conseguenza anche un criterio di selezione che ci viene richiesto esplicitamente di valutare”

“Potete stimare una apprezzabile crescita dei green jobs, con conseguente attenzione a ruoli e posizioni strettamente legati a gestione di efficienza energetica, green management, valutazioni di impatto ambientale, sociale e sanitario?” 

“Non è una crescita così significativa, soprattutto nelle PMI con cui tipicamente lavoriamo: le ricerche che ci vengono affidate sono lo specchio dell’approccio che le aziende hanno verso il tema green e, nei fatti, quelle che indirizzano la propria ricerca verso figure professionali specializzate in queste tematiche lo fanno in funzione del business in cui operano (sono tipicamente studi di progettazione/consulenza, aziende chimiche, aziende del settore dei rifiuti, delle energie rinnovabili ecc…).

Quello che osserviamo è come sia più facile riscontrare questa sensibilità all’interno di grandi aziende manifatturiere che cercano professionisti in grado di ridurre l’impatto ambientale attraverso strategie produttive che limitino il consumo di materie prime o processi di economia circolare.”

Antonella Manenti HENRY & CO.Antonella Manenti
Art Director HENRY & CO.

 

 


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Il Riuso: la quinta R dei rifiuti applicata alle cartucce ricaricabili

20 anni fa Eco Store ha creduto nel riuso e nella ricarica della cartucce. Oggi supera i 3,5 milioni di cartucce ricaricate, segnando un traguardo importante nella lotta contro la generazione di rifiuti.

24 anni fa, l’allora Ministro dell’Ambiente, Edoardo Ronchi, presentò la legge che rivoluzionò il sistema di gestione dei rifiuti in Italia. Il Decreto Legislativo 5 Febbraio 1997, n° 22, conosciuto come Decreto Ronchi, venne emanato per rendere efficaci le direttive europee sui rifiuti urbani, sui rifiuti pericolosi e sugli imballaggi.

Infatti, fino a quel momento, lo smaltimento in discarica era la modalità più diffusa e la legislatura in merito era lacunosa e poco chiara. 

Era il 1997 e la raccolta differenziata si attestava al di sotto del 9% e l’80% dei rifiuti solidi urbani (21,3 MTon) veniva smaltito ancora in discarica.

Il decreto delle 5 R dei rifiuti

La legge è passata alla storia come la strategia delle 5 erre dei rifiuti che ancora oggi rappresenta alla perfezione l’importanza del vivere con zero sprechiriduzione, riuso, riciclo, raccolta e recupero.

Riduzione è la strategia vincente sul lungo termine, ossia la concreta riduzione all’origine dei rifiuti, a livello pubblico e privato. Ne consegue una naturale diminuzione dei prodotti destinati alla discarica.

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Cartuccia Eco Store © Copyright Eco Store

Il riuso propone il nuovo utilizzo del bene, così com’è.

Il riuso può essere considerato uno stile di vita, un atteggiamento mentale e culturale che prende forma attraverso gesti e pratiche della vita quotidiana. In un’ottica virtuosa di risparmio, economico e ambientale, il riuso può trasformarsi in una vera e propria attività economica che punta a ricollocare e reinventare prodotti ancora riutilizzabili. Si allunga la vita dell’oggetto e si allontana la sua fine in discarica.

Il riciclo è la trasformazione di materiali di scarto e rifiuti in nuove risorse o beni attraverso processi industriali. Una alternativa alla discarica.

La Raccolta è l’azione che vede il cittadino protagonista assoluto del giusto conferimento dei rifiuti agli appositi raccoglitori e con le differenti modalità di raccolta. L’obiettivo è quello di ridurre il volume finale dei rifiuti destinato alla discarica e il risparmio di materie prime ed energia.

Per recupero, si intende recupero di materia, e soprattutto di energia a partire dai rifiuti. Buona parte dei materiali di scarto non riutilizzabili o riciclabili possono essere trasformati in energia termica o elettrica attraverso impianti di termovalorizzazione.

Possiamo affermare che 20 anni fa il Decreto Ronchi ha aperto la strada  per una moderna gestione dei rifiuti, con misure essenziali e necessarie, trasformando il concetto di rifiuto da problema a risorsa.

Ma per la conversione dalla teoria alla pratica si è dovuto aspettare ancora diversi anni. La presa di coscienza, la sensibilizzazione e l’attivazione sono stati e sono tuttora frutto di operazioni complesse e coordinate da parte di istituzioni, aziende e privati, con momenti di accelerazione, di stop e cambi direzione.

Le realtà che fin dall’inizio hanno puntato l’attenzione sull’ambiente e sulle tematiche ad esso legate, sono pochissime.

Il riuso e Eco Store

Per questo ci ha colpito la storia di Eco Store, che già oltre venti anni fa, ha avuto la lungimiranza di scommettere sull’eco-sostenibilità, ma soprattutto sulla seconda “R”, riuso e riutilizzo. 

Scopri di più su www.ecostore.it

Dalle cartucce, fino alle confezioni, in Eco Store tutto è stato ed è pensato e sviluppato in ottica di RE-USE, riuso.

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Negozio Eco Store © Copyright Eco Store

Un processo, quello voluto dall’azienda fondata da Alessandro Gerardi, studiato per alimentare un circolo virtuoso nella lotta allo spreco, a partire dal piccolo negozio di Milano dal quale partì l’avventura il 6 marzo 2001.

“...e come spesso accade nei migliori casi di successo, tutto accadde quasi per caso; quando un cliente, ha chiesto fosse possibile ricaricare la cartuccia, anziché renderla rifiuto e sostituirla. Un esperimento.  - ci racconta Federica Gerardi, Marketing and Communication Manager per Eco Store - E così è stato. In un paio di anni i negozi sono diventati una trentina, e poi abbiamo sviluppato il franchising e oggi siamo circa 300 tra italia e svizzera.”

L’obiettivo principale fin dall’inizio è stato quello di offrire un’alternativa ai prodotti originali che fosse economicamente convenienteeco-sostenibile e soprattutto di qualità. Il riuso delle cartucce riassume e sintetizza questi principi.

I prodotti rigenerati e compatibili a marchio Eco Store e le cartucce vuote ricaricate grazie al sistema esclusivo Ink Evolution sono infatti tutti garantiti da un rigoroso test di qualità offrendo al cliente un risparmio che va dal 40% all’80% senza rinunciare alla qualità.

E nel 2021, dopo 20 anni, Eco Store festeggia 3 milioni e mezzo di cartucce ricaricate. E la R di riuso.

Un brindisi virtuale ampiamente partecipato e un ringraziamento per tutti i partner e i clienti: una cartolina biodegradabile contenente semi di menta che potrà essere piantata e ri-utilizzata per profumare i piatti e cocktail di questa primavera.

Contemporaneamente, una ricca programmazione di contenuti dedicata al riuso e all’eco sostenibilità sarà trasmessa sui canali multimediali e social dell’azienda. Una campagna divulgativa che mira a sensibilizzare sui principi cardine che hanno consentito Eco Store di diventare leader nel settore, certamente grazie ai suoi prodotti, ma soprattutto attraverso l’idea che un futuro migliore è possibile.

Per questo motivo, il pay off RE-USE IS THE FUTURE, è ora evoluto in THE FUTURE IS NOW.

“Siamo partiti da una cartuccia e l’abbiamo resa ecosostenibile ed economica.
Abbiamo reso la cartuccia ricaricabile fino a 5 volte, e abbiamo conquistato la fidelizzazione, coinvolgendo nel processo virtuoso il consumatore.

Abbiamo poi pensato al pack, o meglio al ReSpack, realizzato interamente carta da macero

e riciclabile al 100%. Un involucro che se riportato in negozio riduce lo spreco e da diritto a

uno sconto. Ma non ci fermiamo qui.

Fedeli al concetto di riuso, moltiplichiamo la sua potenzialità su altri segmenti dell’elettronica di consumo, e abbiamo avviato due spin off, dedicati a riparazione e rigenerazione di smartphone ricondizionati (FixToFix e Ekventi). L’evoluzione digitale, non annienterà il mondo della stampa, ma certamente lo modificherà.

La storia ci insegna che niente svanisce e nulla finisce; il nostro compito è prenderne atto allungare il più possibile la vita a ogni oggetto, o dargliene una seconda. Il riuso”

Federica Gerardi.

riuso cartucce eco store voices
© Copyright Eco Store

Un esempio di Circular Design Thinking

Comprensione, Definizione, Sviluppo e Pubblicazione. I macrostep che guidano i modelli basati sul Circular Design Thinking, e in cui possiamo ricostruire a ritroso il percorso di Eco Store.

Sono state esplorate nuove opportunità in grado di portare valore agli stakeholder e all’ambiente (Comprensione); ci si è posti un obiettivo più sostenibile e un percorso per raggiungerlo (Definizione), trasformando il prodotto in un servizio. Eco Store ha poi implementato il sistema Ink Evolution nella fase di sviluppo. La fase di pubblicazione ha contemplato i test pre e le valutazioni post.

Ma ciò che rende ancora più virtuoso il percorso di Eco Store, è l’aver adottato un modello con cui continuare a confrontarsi e generare know-how.

Alex Crestan HENRY & CO.Alex Crestan
Project Manager HENRY & CO.


mobilità sostenibile cargo&sharing nito

CARGO&SHARING Il nuovo trend della mobilità sostenibile

Città e comunità sostenibili. A che punto siamo?

L’Obiettivo 11, dell’Agenda 2030 Onu punta a creare condizioni di vita sostenibili nelle città e nelle comunità: “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”. Il punto 2 specifica che ciò significa anche fornire, entro il 2030, l'accesso a sistemi di trasporto sicuri, sostenibili, e convenienti per tutti e migliorare la sicurezza stradale.

Mobilità urbana e regionale, elettrificazione dei trasporti e sicurezza delle infrastrutture stradali sono le direttrici primarie per implementare una mobilità sostenibile di merci e passeggeri e la transizione ecologica dell’industria automotive.

E in Italia, soprattutto, che ancora oggi soffre di un grave deficit rispetto agli altri Paesi europei in termini di sostenibilità, elettrificazione, qualità dell’aria, ciclabilità, riqualificazione dello spazio pubblico, trasporto collettivo, sicurezza stradale, logistica sostenibile.

Avoid, Shift e Improve: ridurre il traffico, passare a modalità di spostamento più efficienti e a basso impatto ambientale, migliorare l’efficienza dei mezzi di trasporto. Questi i concetti cardine su cui si basa la strategia europea per decarbonizzare e rendere sostenibile la mobilità. Ricordiamo che le emissioni generate dal settore trasporti rappresentano il 28% delle emissioni di gas serra dell’Ue.

Sono due le principali leve che puntano a questo orizzonte: destinare parte dei 750 miliardi di dollari dei programmi di Recovery Fund alla mobilità sostenibile; gli obiettivi sulle emissioni già fissati a livello comunitario, vale a dire il Green Deal europeo.

Per raggiungere i prossimi traguardi di decarbonizzazione, il primo nel 2025 e il successivo nel 2030, i Paesi finora poco penetrati dall'offerta elettrica dovranno presto recuperare terreno, diventando i mercati con i più alti potenziali di crescita.

mobilità sostenibile nito cargo&sharing
Foto © Nito

Come si muove l'italia

La novità più importante per il nostro Paese arriva senz'altro dal Decreto Rilancio dello scorso 31 luglio, che prevede fino alla fine di quest'anno specifici incentivi per l'acquisto di veicoli a emissioni ridotte, attraverso l’ecobonus

Ma assistiamo alla diffusione di un altro importante fenomeno nel mondo dei trasporti, che potrebbe concorrere in modo importante al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Lo sharing. Auto, bici, scooter non più di proprietà, ma condivisi. Aumenta l’offerta sharing in Italia che, prima dell’emergenza coronavirus, è arrivata a coinvolgere oltre 5 milioni di italiani (1 milione in più in 2 anni). I servizi attivi, tra car sharing, scooter sharing, car pooling, bike sharing, superano le 360 unità, per ben 33 milioni di spostamenti, con una media di 60 al minuto.

Perché la mobilità è multiforme e l’utenza diversificata; e quando si sceglie di utilizzare un mezzo di spostamento, lo si fa per raggiungere un amico o un locale, il posto di lavoro o un cliente. Oppure per trasportare qualcuno o qualcosa, o tante cose. A volte anche ingombranti.

E prendendo spunto proprio da queste considerazioni, si è mosso e continua a muoversi la start up NITO.

NITO, Nuova Industria Torinese, nasce nel 2015 ed è un concept 100% italiano. Progetta produce e commercializza veicoli elettrici a due ruote e punta ad un design originale, elegante, con materiali di pregio e uno stile ispirato all’italianità. Supportata da innovazione tecnologica d’avanguardia.

César Mendoza - Nito
César Mendoza

NITO rappresenta egregiamente la tradizione della città piemontese, culla storica dell’industria automotive italiana. E intende recuperare il ruolo di primo piano del territorio nel settore delle due ruote che si è perso nel tempo.

E César Mendoza, torinese per adozione, 12 anni alla direzione dell'Istituto Europeo di Design di Torino (IED) e 16 come presidente di Sumo Design, è fondatore nonché direttore creativo dell’azienda.

E rappresenta egregiamente la filosofia aziendale: le due ruote elettriche sono la via principale per risolvere i problemi della mobilità urbana: praticità, tanta coppia, silenziosità, e risparmio. 

Quando abbiamo dato il via a questa avventura - mi spiega César con piglio sicuro ed energico - siamo partiti dall’assunto che il traffico nuoce alla qualità della vita, e in molteplici modi. Anche nel comfort del nostro abitacolo, il traffico è unconfort, disagio: uno spreco di tempo, che spesso innervosisce e indispone, un costo (non solo benzina, ma in parcheggi, zone ZTL o multe), inquinamento, anche acustico!, e poco piacere nel tragitto.

La domanda che ci siamo allora posti è stata questa: come andare da un punto A a un punto B, in modo piacevole, veloce e responsabile? l’auto non può esser la risposta, non è funzionale, solo le due ruote possono candidarsi a soddisfare queste esigenze, che diventano un'opportunità: per riscoprire la città, recuperare tempo, risparmiare, riconciliarsi con il concetto di spostamento. Così siamo partiti dal monopattino, e ci siamo spinti fino alla supermotard.

E non sottovalutiamo la componente etica. La scelta della mobilità elettrica implica anche un impegno di responsabilità sociale e ambientale: essere meno ingombranti, meno rumorosi, meno inquinanti, ed essere anche un esempio di buona pratica e impegno in direzione della transizione ecologica nella logica di una riduzione complessiva dell’umana impronta ambientale.

OGNI PRODOTTO NITO È UN CONCENTRATO DI DESIGN E TECNOLOGIA. 

Con NES (NITO Electric Scooter), NITO ha voluto creare qualcosa di originale, che si differenziasse da qualsiasi altro mezzo oggi presente sul mercato. 

Il tocco di classe è dato dalla pedana in legno, che è in compensato marino curvato disponibile in tre texture diverse e che, insieme alla sella molto minimal con struttura tubolare in acciaio, ricorda subito l’ambiente di uno yacht oppure il lungomare di diverse città mediterranee.

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Foto © Nito

Numerose le personalizzazioni possibili: scegliendo tra colori di scocca, sella, pedana e del profilo delle gomme sono disponibili ben 72 combinazioni differenti. Personalizzabile anche la guida: con una levetta scegli se il tuo mood sarà sport, eco o low.

Nella fase di analisi di posizionamento del brand - prosegue César con il suo brillante entusiasmo -, abbiamo voluto partire dal punto di osservazione del consumatore, orientandoci a una visione consumocentrica. Il parco scooter esistente restituiva un’immagine di prodotto indifferenziata dove lo stesso identico mezzo, per prestazioni e design, accompagnava lo sportivo con il borsone in palestra, l’avvocato con la valigetta in studio, l’operaio con gli attrezzi al cantiere o il pony con la cena per 10 persone da un ristorante verso un appartamento.

Abbiamo voluto dunque puntare alla differenziazione e alla customizzazione, posizionandoci su un mercato di medio alto livello e creando un’identità distintiva.

La stessa filosofia ha portato alla nascita di Cargo&Share, la cui ingegnerizzazione mira a creare lo scooter da lavoro e condivisione, progettato per poter annettere e integrare diversi contenitori/bagagli a seconda della funzione di trasporto. Un design che mantiene eleganza e carattere, cui si sommano elementi di solidità e sicurezza per garantire massima soddisfazione all’utilizzatore. Il primo prototipo di Cargo&Share sarà presentato verso la fine del 2021.

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Foto © Nito

César, secondo te le città sono pronte ad accogliere e supportare la mobilità elettrica?

non posso affermare che lo siano le città, lo sono sicuramente i cittadini. Negli scorsi anni abbiamo assistito alla diffusione della pedalata assistita, che ha fornito un formidabile assist alla mobilità elettrica. Un promo light dello scooter, che ha dato modo di familiarizzare con questa nuova tecnologia e sperimentarne le potenzialità.

Sappiamo anche che l’elettrico potrà beneficiare fino al 2026 dell’ecobonus, un incentivo che certamente costituisce un ottimo volano per la diffusione della mobilità sostenibile, una opportunità per i consumatori e dunque anche per i produttori.

Vogliamo lanciare una sfida? puntiamo a un tasso di penetrazione del 15% della mobilità elettrica entro il 2025?

nitobikes.com


blockchain transizione ecologica

La Blockchain, un ottimo volano per la transizione ecologica

La Blockchain rappresenta indubbiamente una delle più importanti innovazioni nell’ambito delle tecnologie digitali; inizialmente collegata alla sola sfera finanziaria, e alle criptovalute, oggi potrebbe essere un ottimo strumento per favorire la transizione ecologica.

Cosa è la Blockchain?

Letteralmente “catena di blocchi”: è un registro, un database distribuito e decentralizzato, crittografato, che permette di archiviare i dati inseriti in modo sicuro e indelebile, certificandone la provenienza ed impedendone la contraffazione.

La struttura distribuita rende possibile la totale disintermediazione: ogni operatore della rete, “nodo”, detiene una copia dell’intera storia del database. I nodi che provano ad inserire dati in contrasto, vengono estromessi.

Le blockchain possono essere permissionless e permissioned, a seconda che sia concesso o meno a chiunque diventare un nodo della rete o che sia necessaria un’autorizzazione.

blockchain transizione ecologica

La scrittura delle informazioni è gestita da contratti intelligenti, gli smart contract, che assicurano che chi scrive i dati ne abbia l’autorizzazione e che i dati inseriti rispettino alcuni principi stabiliti. l’Italia ha dato valore legale alla blockchain e agli smart contract a fine gennaio 2019, con un emendamento approvato dal Senato, al disegno di legge sulle semplificazioni del pacchetto Stabilità 2019.

Questa tecnologia può essere applicata a qualsiasi risorsa che deve essere archiviata, distribuita o negoziata, che sia denaro, beni, proprietà, lavoro o persino voti. In quest’ottica, le modalità attraverso le quali sarà possibile utilizzare la tecnologia blockchain in chiave sostenibile sono molteplici.

La Blockchain a servizio della sostenibilità

Nonostante la blockchain non sia ancora diventata mainstream, i suoi utilizzi stanno aumentando esponenzialmente, grazie alle molteplici possibili applicazioni. Il tracciamento di filiera, prima fra tutte.

Come tecnologia di certificazione, risulta infatti particolarmente adatta a gestire i processi e i sistemi di approvvigionamento di materie prime e di materie prime seconde nelle diverse fasi del trattamento dei rifiuti.

La tracciabilità, dall’approvvigionamento dei materiali, alla produzione, al consumo e alla gestione del fine vita, è il primo passo per garantire recupero, riuso e riciclo di materia, evitare gli sprechi ed effettuare un corretto smaltimento. Una condizione essenziale per favorire la circolarità.

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La tecnologia blockchain inserisce un importante fattore di risparmio economico, perché elimina la necessità di audit di soggetti terzi, di efficienza, perché si evidenziano i passaggi ridondanti o inutili, e di posizionamento grazie alla totale trasparenza e visibilità di comportamenti ambientali ed etici. Si dimostra inoltre un efficace strumento di prevenzione del traffico illecito di rifiuti e del fenomeno delle cosiddette ecomafie.

La blockchain potrebbe anche prestarsi a supportare la tracciabilità internazionale nell’ambito delle spedizioni transfrontaliere di rifiuti, dei sottoprodotti o prodotti derivanti da processi End of Waste, garantendo che il materiale venga trattato dagli altri paesi in maniera conforme al proprio.

La gestione dei rifiuti e le questioni ad essa correlate (riciclo, sistemi di trattamento, salvaguardia ambientale, sistemi produttivi e stili di vita sostenibili, etc) sono temi di grande attualità, sia per le agende governative di molti paesi, caratterizzate da notevoli incertezze sia a livello interpretativo che gestionale, sia per la crescente sensibilità dei cittadini e consumatori di tutto il mondo.

Il tracciamento degli imballaggi in ferro

La prima sperimentazione di questo tipo di applicazione di blockchain è stata fatta sul ferro da imballaggi riciclato presso l’impianto di ECOLOGICA TREDI, anche al fine di rendere più celere e sistematica la rendicontazione di tale attività a RICREA (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi acciaio).

Notarizzando tutte le operazioni che coinvolgono imballaggi in ferro è possibile tracciare l’intera lavorazione degli imballaggi stessi e l’effettivo riciclaggio del ferro da essi ottenuto. Ogni singola lavorazione è identificata da un codice univoco e ogni informazione inserita all’interno della blockchain diventa immodificabile, incensurabile e trasparente. È così possibile operare un tracciamento completo di ogni partita gestita da Ecologica Tredi.

Il settore della gestione rifiuti – ci spiega Enrico Filippi, Direttore Commerciale di Ecologica Tredi - è oggi governato da un sistema normativo rigido e vincolante per tutti gli operatori della filiera e, pur con l’adozione di software gestionali specifici, è tutt’oggi basato sulla produzione, lo scambio e l’archiviazione di documenti in formato cartaceo, che sono principalmente: il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) e il Registro di carico e scarico dei Rifiuti.

Con il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), tra il 2012 e il 2018, il Ministero

dell’Ambiente ha provato ad introdurre un sistema informatico centralizzato per la tracciabilità dei rifiuti, ma molteplici fattori ne hanno determinato la fine.
Ma è certo che la via della digitalizzazione sia l’unica percorribile per una gestione sostenibile ed efficiente dei rifiuti e la blockchain sarà certamente la tecnologia di riferimento.

Abbiamo dunque scelto di andarle incontro, prendere dimestichezza e fare palestra, per imparare a conoscerla e gestirla, piuttosto che doverla subire quando ci verrà imposta

blockchain ricoin
Estratto video Ricoin

Per questo motivo abbiamo scelto di creare, con grande investimento e sforzo iniziali, la blockchain RICOIN. Siamo più che convinti che la blockchain sia davvero la tecnologia con cui ci scontreremo o ci incontreremo nei prossimi anni. Trent’anni fa, l’utilizzo di internet e del sito aziendale sembrava avveniristico, oggi, lo stesso atteggiamento pioneristico, speriamo possa esser vincente.

Ma c’è un altro elemento di grande rilevanza emerso da questa nuova impegnativa avventura. Il concetto di condivisione e diffusione.

La Blockchain è una tecnologia distribuita. ECOLOGICA TREDI, con RICOIN, ha avviato un percorso di digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti, ma ora deve essere diffuso, condiviso, scalato.

Questo concetto rappresenta un cambio epocale rispetto al tradizionale approccio aziendale, una svolta culturale. È questa la lezione più interessante che abbiamo portato a casa da questa esperienza.

L’imprenditoria tradizionale ha sempre trattato il proprio know how come un prezioso segreto aziendale da custodire con gelosia, il plus che la rende più competitiva delle altre.

Quando siamo entrati in contatto con il mondo della blockchain, siamo stati coinvolti in un mondo completamente diverso, fatto di condivisione e confronto. Un approccio diverso, che vedo proprio nella partecipazione diffusa la possibilità di fare qualcosa di grande.

Così se RICOIN, resta prerogativa al 100% solo di Ecologica Tredi, avrà il monopolio di un progetto che va poco lontano, condividerlo con un numero sempre maggiore di realtà, accrescerà il suo valore. Portando vantaggio distribuito.

Questo prototipo di blockchain, RICOIN, è stata sviluppata da PDC Academy, ed è già programmata per essere applicata ad altre tipologie di rifiuto, ad ogni software di gestione rifiuti e a tutti i soggetti della filiera. Configurata come una blockchain permissioned, ovvero non gestita da un ente centrale, prevede comunque un protocollo di autorizzazione perché nuovi nodi validatori (server dedicati a supportare la blockchain) e utenti possano poter partecipare alla crescita dell’ecosistema.

RICOIN, permette anche lo scambio di messaggi e di file e l’esecuzione di votazioni tra account certificati, utile, ad esempio, quando si deve autorizzare un nuovo utente attivo della Blockchain.

Trascrivere le informazioni relative a processi su un registro immutabile, trasparente e decentralizzato rappresenta un notevole passo avanti per la rendicontazione di tutte le attività che possono essere considerate critiche per il loro potenziale impatto verso la società e l’ambiente.

blockchain ricoin
Estratto video Ricoin

Proprio per queste sue caratteristiche, la blockchain potrebbe rivelarsi un utile strumento per favorire la transizione verso il paradigma di un’economia circolare.

Una tecnologia che obbliga alla trasparenza – ci spiega Leonardo Vescovo co-fondatore ed amministratore delegato di PDC Academy - non può che far bene all’ambiente, perché va a eliminare, o comunque scremare, quelle realtà che in modi diversi giocano a nascondino. Un metodico e corretto tracciamento della filiera, si pone come valido correttivo rispetto alla irresistibile tendenza umana di trovare espedienti per aggirare regole e uscire dal tracciato impegnativo delle rigidità istituzionali. Più sono i livelli di controllo, più è difficile barare, più ci si avvicina al livello di sicurezza ottimale.

Il modello della blockchain, inoltre rappresenta in modo esemplare il concetto di sharing economy.

La blockchain, è per sua stessa natura decentralizzata, e contempla dunque necessariamente una decentralizzazione anche dei profitti - prosegue Leonardo Vescovo. Se alcune aziende possono beneficiare di un ritorno economico, grazie alla scelta di trasparenza, questo beneficio potrà essere condiviso tra le parti coinvolte.

PDC Accademy, crede fermamente in questo approccio, e sta avviando diverse collaborazioni per implementare questa tecnologia. Certo in un mondo utopico sarebbe ideale fossero Consorzi e Istituzioni a dare impulso e diffondere queste innovazioni tecnologiche, ma sappiamo bene che spesso sono gli imprenditori illuminati a investire e scommettere per primi in quelli che diventano poi i trend vincenti del futuro.

Chiedici come la metodologia del Circular Design Thinking di HENRY & CO. può essere utile allo sviluppo della blockchain.