La ceramica Km0 è al 100% sarda

Ceramica Mediterranea è l’unico produttore italiano di ceramica Km0, realizzata esclusivamente con materie prime estratte e lavorate nell’isola da manodopera locale ispirandosi alla tradizione sarda.

Ceramica Mediterranea produce superfici pregiate in grès porcellanato da oltre 20 anni, valorizzando la cultura e la tradizione sarda.

HENRY & CO. ha  avuto il piacere di collaborare su alcuni progetti con questa realtà autentica, dai valori artigianali e dall’attività industriale, nel cuore della Sardegna. Ho pensato dunque che dare voce a Claudia Mazohl, cuore pulsante di Ceramica mediterranea, fosse il modo migliore per raccontare e descrivere questa virtuosa fucina sarda.

I cataloghi realizzati da HENRY & CO. per Ceramica Mediterranea che racchiudono l'essenza della ceramica km0 e della tradizione sarda

Il polo produttivo della filiera della ceramica Km0

Forgiare la nostra terra per abitarla. Il nostro proposito è stato fin dall’inizio quello di creare un piccolo distretto industriale sardo: fedeli e promotori convinti della nostra identità territoriale, abbiamo scelto di progettare un futuro partendo dai prodotti della terra che ci ospita, lavorando e modellando una vera e propria ceramica Km0.

Un pay off, quello di “ceramica Km0”, vivamente sconsigliato da numerosi specialisti del marketing, perché nella cultura popolare strettamente associato al settore agroalimentare.

Ma è il concetto che mette a fuoco e rappresenta meglio ciò che più ci caratterizza. Il resto d’Italia non ha materia prima per il grés porcellanato, la importa.

Il materiale ceramico appartiene, invece, a una lunga tradizione sarda locale e la nostra interpretazione racconta storia e tradizioni della Sardegna. Per questo motivo la nostra realtà aspira a divenire un vero e proprio polo ceramico, un Distretto Industriale, a rappresentanza dell’intera filiera, dall’estrazione, alla prima e seconda lavorazione, alla rifinitura e al prodotto finito e imballato.

Le piastrelle in ceramica km0, sono realizzate al 100% con materie prime locali sarde, al 100% da manodopera locale, e il 100% degli scarti di produzione vengono reintegrati nel ciclo produttivo.

Un prodotto dell’eccellenza made in Italy, con anima sarda.

Le materie prime, sabbie, argille, minerali e feldspati, selezionate ad altissima qualità sono estratte esclusivamente in loco, in un’area di massimo 100 Km dalla fabbrica, e ci permettono di ottenere un prodotto particolarmente resistente.

 

La collaborazione tra artigianato locale e industria ceramica

Nostro preciso impegno è inoltre coinvolgere l’artigianato locale per creare un indotto di maestranze e produzioni a supporto e corollario della produzione industriale. Ceramica Km0 diventa così un prodotto locale a 360°, dove le arti e i mestieri della tradizione sarda locale contribuiscono a molti progetti di arricchimento con inserzioni di design, completamento e corredo per le collezioni più caratteristiche.

Stiamo anche avviando alcune collaborazioni con il mondo dell’architettura, per contribuire con i nostri materiali a progetti strutturali non solo di interni, ma anche di parti e spazi esterni. Inserendo nell’ambiente circostante un pezzo di tradizione sarda.

Quanto a materiali e processi produttivi, sappiamo bene che per sua stessa natura e composizione, il grès porcellanato è un materiale naturale e sostenibile. Ma l’intero nostro ciclo produttivo è improntato e orientato al rispetto dell’ambiente, rispetto del lavoro, della salute e sicurezza delle persone. La nostra ceramica Km0 non rilascia sostanze nocive, non contiene plastiche, è resistente agli agenti chimici, impermeabile, anallergica e riciclabile.

 

Un modello di produzione sostenibile

L’attività produttiva di Ceramica Mediterranea si ispira al modello di economia circolare e agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

GOAL 6: ACQUA PULITA E SERVIZI IGIENICO-SANITARI 

La nostra speciale tecnica di macinazione a secco, permette un’importante riduzione del consumo d’acqua, passando da 32/40% utilizzata nella macinazione ad umido a un 2/4%, utilizzata nella macinazione a secco. Oltre all’importante risparmio idrico, la tecnica di macinazione a secco permette una minore produzione di fanghi reflui, e meno lavoro per gli impianti di depurazione acque.

GOAL 7: ENERGIA PULITA E ACCESSIBILE

Il nostro impianto è alimentato da 12.000 mq di pannelli fotovoltaici, che garantiscono l’autosufficienza energetica dell’azienda. Un sistema di pompe di calore recupera inoltre l’energia termica dai forni per riconvogliarla verso le utenze che lavorano a temperature inferiori.

GOAL 8: LAVORO DIGNITOSO E CRESCITA ECONOMICA

In un’area ad elevato tasso di disoccupazione giovanile, l’azienda ha creato 400 posti di lavoro, soprattutto giovani, contribuendo attivamente a una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile della regione. Assicurando un ambiente di lavoro sicuro e protetto per tutti i lavoratori.

GOAL 9: IMPRESE, INNOVAZIONE E INFRASTRUTTURE

Investiamo costantemente in ricerca e sviluppo al fine di introdurre innovazione di processo ed efficienza produttiva per garantire una infrastruttura resiliente, responsabile e sostenibile.

GOAL 12: CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Utilizzo al 100% di materie prime locali con garanzia di produzione di ceramica Km0. Le materie prime utilizzate provengono tutte da cave della Sardegna, in particolare dalle zone di Escalapano, Ardara, Florinas, Ottana e Banari, territori che possono vantare grandi estensioni di diversi tipi di terre argillose, feldspatiche e sabbiose. La lavorazione a secco permette un riutilizzo ottimale delle polveri e residui di lavorazione negli impasti per la produzione di nuovi semilavorati, elimina completamente i costi dello smaltimento e permette importanti risparmi di materie prime.

GOAL 13: LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

L’insieme delle pratiche adottate: risparmio idrico, l’impiego di energia rinnovabile, il riutilizzo di aria calda come energia termica, l’utilizzo di materiali autoctoni, recupero degli scarti, l’adozione dell’illuminazione a led, hanno portato a abbattimento delle emissioni di CO2 pari a 5.500 tonnellate anno.

Tra le numerose linee di produzione, abbiamo voluto dedicare quelle più prestigiose alla magia della Sardegna, ispirandoci alle sue caratteristiche distintive di cultura, paesaggi, pietre antiche, ma anche a una storia artigiana di arte, tessitura e ricamo.

ABITZAI, vivificare, seminare, restituire all’ambiente, è la parola locale con cui possiamo riassumere lo spirito sardo con cui lavoriamo portiamo avanti la nostra missione.

Un antenato del prezioso concetto di impronta ecologica.

E le collezioni ABITZAI si ispirano proprio alla natura, agli elementi del legno, della pietra, del metallo e dell’acqua. È in quest’ottica di valorizzazione degli elementi naturali che sono nate le collezioni Abitzai.

 

Alcune delle immagini realizzate da HENRY & CO. per il Catalogo Abitzai

Uno sguardo al prossimo futuro?

A metà giugno siamo usciti con una nuova linea di produzione molto complessa: Essentzia di Sardinia.

Una bellissima collezione che parte dai colori della terra cruda, grazie a cui la dimora prende la colorazione della terra in cui sorge, dal rosso polveroso al beige cannella, fino al color cenere della terra bruciata. Il materiale è poi arricchito da decori ispirati al vestiario collettivo della Sardegna del sud, con una grande varietà di disegni geometrici dagli antichi significati legati alla tradizione sarda.

Stiamo ora invece lavorando con grande entusiasmo a una nuova linea di interior design e accessori di arredo. Questo, in particolare, è un progetto cui tengo particolarmente e che desidero realizzare da tempo. Stiamo coinvolgendo anche alcuni designer di fama internazionale, come Carolina Melis che già in passato ha creato alcuni contenuti visual e disegni.

Questo tipo di lavorazione e oggettistica si presta particolarmente, ovviamente, all’utilizzo degli scarti.

 

Alex Crestan HENRY & CO.Alex Crestan
Project Manager HENRY & CO.

 


L’ARTE di salvare il mondo con la plastica dei mari

Stari Ribar, il progetto artistico di Massimo Marchiori: una missione per il futuro del pianeta, un messaggio di educazione e sensibilizzazione sui rifiuti di plastica, una creazione artistica e di design che sposa la strategia delle 5 R dei rifiuti: riduzione, riuso, riciclo, raccolta e recupero.

Un mondo (di) spazzatura

Oggi la plastica è indubbiamente uno dei materiali più discussi e al centro di ogni disputa legata alla questione rifiuti. Il fatto di derivare dal petrolio, poi, non aiuta certamente a migliorarne la reputazione.

Ma caratteristiche e prestazionalità di questo materiale sono decisamente eccezionali. 

Non esistono a oggi materiali in grado di sostituire la plastica, né è urgente cercarli. Oltre ad avere proprietà uniche di flessibilità e igiene, moltissimi oggetti in plastica sono progettati e creati per durare per molto tempo e per diversi usi. 

Ma come spesso accade, le posizioni estreme, pur essendo le meno ragionevoli, sono anche quelle che creano i trend.

Accodandosi dietro un generico slogan #plasticfree, si sono moltiplicate le campagne pronte a demonizzare la plastica, scatenando acritiche correnti di pensiero capaci di raccogliere un veloce consenso dell’opinione pubblica.

Ma l’inquinamento da rifiuti, ricordiamolo, è un universo di oggetti e materiali. La plastica solo una parte.

Acqua, aria, terra. Gli ecosistemi del nostro Pianeta sono al collasso e soffocati dalla sconsideratezza nostra e delle generazioni precedenti hanno prodotto, consumato e buttato.

Oggi nei mari, c’è di tutto. Una discarica indifferenziata.

Cosa si fa e cosa si può fare per ripulire i mari

Ognuno di noi può e deve contribuire a salvare il mare: non buttare la lattina vuota in acqua, o raccogli quella che sta galleggiando davanti a te.

Agire responsabilmente per non inquinare e per ripulire dall’inquinamento.

Riduzione, riuso, riciclo, raccolta e recupero - come già abbiamo raccontato in #VOICES - su iniziative individuali o collettive, private o pubbliche. Ma diffuse e condivise.

Pensiamo a Ocean Cleanup, progetto nato per ripulire la gigantesca isola di spazzatura galleggiante del Pacifico, nota come il Great Pacific Garbage Patch; alla missione scientifica Kasei, progetto lanciato dall’Ocean Voyages Institute (OVI) della California, che ha già portato via più di 100 tonnellate di detriti. 

E nel Mare mediterraneo?

#MissioneSpiaggePulite 2021, è il Tour Plastic Free organizzato da WWF per ripulire spiagge e fondali dai rifiuti di plastica. Roteax, è un sistema, elaborato da un’azienda friulana, che recupera residui plastici in acqua e li trasforma già sulle navi in materie prime seconde.
Sailing for Enviroment (www.sailingforenvironment.org) è il progetto avviato da Valeria Serra, scrittrice e navigatrice, e Mike Bava, skipper oceanico: navigando tra le isole dell'Arcipelago sardo a bordo de La Bimba, un First di 40.7 piedi, organizzano regate e crociere ecosostenibili dove a fine giornata è obbligatoria la raccolta della spazzatura in spiaggia. 

Il progetto LifeGate PlasticLess, vede l’utilizzo dei cosiddetti Seabin, sorta di cestini della spazzatura acquatici, per ripulire mari, laghi e darsene cittadine da plastica e microplastica. Funzionano 24 ore al giorno, possono trattare 25mila litri di acqua all’ora e contengono fino a 20 kg di rifiuti. 

Dai rifiuti di plastica all’ARTE 

Ma c’è chi è partito da una vocazione ecologista ed è approdato a una forma di arte.
Oppure, è partito da un’indole creativa e l’ha coniugata con una missione ecologista.  

Parlo di Massimo Marchiori, artista, designer e scultore, che da circa 15 anni realizza i suoi pesci lampada, ripulendo i mari dai rifiuti di plastica.

Massimo Marchiori di Stari Ribar e la sua arte-in plastica
Massimo Marchiori intento a raccogliere i rifiuti di plastica per realizzare le sue opere d'arte

Il progetto di Massimo Marchiori è, prima di tutto, una missione ecologista che nasce quando nel 2010 comincia a percorrere kilometri di spiaggia per raccogliere sistematicamente i rifiuti di plastica che la imbrattano, maltrattano, deturpano...soffocano.

Ben presto, a questa missione si sommano la vocazione artistica e il carattere comunicativo di Massimo. I rifiuti di plastica, si ri-compongono in nuove forme, e danno VITA a nuovi oggetti che raccontano una storia triste e parlano di futuro. Un pesce fatto con corda, mezza bottiglia e un rastrello; un cavallo, nato da un barattolo, una rete e un galleggiante. Nuove storie che portano un messaggio importante per tutto il Pianeta e reclamano una globale riflessione critica.

Le lampade Stari Ribar – che in lingua croata significa pescatore esperto – sono oggetti unici di design, vengono plasmati dallo scultore insieme alla materia originale del cartone, e in esso fusi, sperimentando. Pesci variopinti, cavalli imbizzarriti, barche e sottomarini. 

Tra un pettine, una gruccia e un pezzo di lattina, si apre un occhio, una lampadina che illumina un ambiente e accende la responsabilità di chi coglie un messaggio che si diffonde nella stanza insieme alla luce: smettiamola di inquinare i mari!

Abbiamo incontrato questo artista speciale, per capire e amare ancora di più la sua arte.

 

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Massimo, secondo te quale è il potere comunicativo dell’arte?

“Da artista e appassionato, penso che ogni forma di arte debba sempre comunicare un messaggio, chiaro e forte.

Ogni opera deve aver una sua matericità e un suo contesto, riconoscibile e condiviso.

La missione più importante per me è il messaggio che questi oggetti portano con sé, un messaggio di presa coscienza e sensibilizzazione per l’allarmante livello di inquinamento dei mari.
Anche per questo motivo ho scelto di non seguire i modi e canali canonici dell’arte - gallerie, esposizioni - e prezzi elevati.

Desidero che i miei pesci trovino posto nelle case di tutti, che possano essere acquistati in una libreria, in un negozio di arredamento, o da un falegname, e a un prezzo democratico. 

Più pesci vendo, più plastica posso raccogliere.

Molte delle tue opere hanno colori sgargianti e decisi, quale la tua logica nella scelta dei colori?

“Partiamo dalla constatazione che buona parte delle mie sculture sono molto simili tra loro, perché la tipologia di materiale che trovo e uso non è molto vario. 

Bottiglie, lattine, sacchetti, reti, tappi, corde. Gli oggetti più frequenti sono quelli legati alla pesca: le reti per la raccolta delle cozze, cassette da pesca, gabbie.
E i pezzi di rete sono tra gli oggetti più pericolosi per la fauna marina: si chiamano reti fantasma, perché restano sospese tra il fondale e la superficie, invisibili agli occhi dei pesci e dei mammiferi che vi restano incastrati.

Per animare e ridare vita a questi scampoli di oggetti, rottami del consumismo maleducato, devo dare loro una forma, trasferendo nella materia spenta un’ispirazione creativa e vitale.

Parte di questa vitalità è data dalla vivacità delle tinte. Uso colori completamente atossici, quindi ho una gamma colori abbastanza limitata e sono ovviamente tutti opachi. 

La vivacità dei colori è in contrasto alla tristezza della materia prima, alle ore di amara riflessione mentre con la mia barca ho raccolto dalle acque quegli oggetti abbandonati.
Trovo questi oggetti a imbrattare posti meravigliosi, galleggiare in baie dalle acque cristalline, trovo gli animali soffocati e imprigionati da questi oggetti, trasformati in arme letali dalla nostra incuria e inciviltà.

Tante volte, tantissime, trovo una bottiglia di plastica, un flacone, o una tanica con dentro ancora parte del contenuto, spesso olio chimico, motore, e attorno un terribile alone oleoso dai riflessi multicromatici….raccolgo la bottiglia, la tanica, ma la macchia di mare malato non posso che fissarla con amarezza: per quella, con quella, non posso farci nulla…

 

 

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Sul sito di Stari Ribar è possibile ammirare i pesci Made in Silba e Made in Venezia, e tutti portano il nome di una stella; ci sono anche I Piccolini, “battezzati” con nomi di isole sparse per tutto il mondo. Le Barchette, realizzate con legno levigato dal mare, pezzi di corda consunta dalla salsedine e piccoli pezzi di plastica, che ricordano i battelli sui quali, da bambini, saremmo voluti salpare per andare alla scoperta di terre lontane. Per adottare uno dei “pesci fantastici” di Massimo Marchiori non è necessario essere dei sub professionisti o degli appassionati di pesca: basta un tuffo nel suo sito internet o un giro nel suo negozio di Verona basterà per conoscere tutti gli esemplari disponibili e per portare a casa una storia unica, nel pieno rispetto della natura.

 

Antonella Manenti HENRY & CO.Antonella Manenti
Art Director HENRY & CO.

 


Come abbiamo festeggiato le api?

Le api sono così importanti per la sopravvivenza del Pianeta che è stata dedicata loro una giornata mondiale. Festeggiata settimana scorsa, il 20 maggio e Istituita dalle Nazioni Unite nel 2017. Come è stata festeggiata?

Quando una minuscola ape vola su un prato trasportando il polline, sta lavorando anche per te, per noi, per la vita sul pianeta. Oggi sappiamo che circa il 35% della produzione di cibo a livello globale dipende dal ruolo svolto dalle api.

Le api sono comparse sulla terra 30 milioni di anni fa Dalla fine degli anni 90 molti apicoltori (soprattutto in Europa e Nord America) hanno iniziato a segnalare un'anomala e repentina diminuzione nelle colonie di api. In Europa, quasi metà delle specie di insetti è in grave declino e un terzo è in pericolo di estinzione.

Le cause?

l’agricoltura intensiva, in primis.

Pesticidi, cambiamento di habitat, monocolture, parassiti, malattie, inquinamento ambientale, e cambiamenti climatici. Uno scenario del genere debilita e indebolisce l’organismo di questi preziosi insetti, rendendolo inadatto a svolgere l’importante compito scritto nei loro geni. Le api muoiono e gli alveari si svuotano senza che il lavoro che sono chiamate a svolgere sia portato a compimento.

Chi impollinerebbe le coltivazioni

L’impollinazione artificiale è una pratica faticosa, lenta e costosa. Il valore di questo servizio, offerto gratis dalle api di tutto il mondo, è stato stimato in circa 265 miliardi di euro all’anno. Difendere le api è quindi nel nostro interesse, anche da un punto di vista economico. Il ripristino degli habitat naturali, insieme ad una drastica riduzione degli input agro-chimici e alla riprogettazione agricola, è probabilmente il modo più efficace per evitare ulteriori diminuzioni o scomparse degli insetti impollinatori, in particolare nelle aree ad agricoltura intensiva.

Come è stata festeggiata la giornata mondiale delle api?

Il 20 maggio è stata Giornata Mondiale delle Api e l’Italia intera, territorio eccezionale di biodiversità, da nord a sud, a livello locale e nazionale si è attivata per celebrare questa importante giornata, puntando su sensibilizzazione e azioni pratiche.

Alcune associazioni hanno colto l’occasione per rinnovare il proprio impegno di sensibilizzazione pubblica e istituzionale, come il WWF hanno che ha rilanciato la raccolta delle firme Stop ai Pesticidi in difesa delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” che fissano importanti obiettivi per la conservazione delle api e altri insetti impollinatori. Nell’ambito della propria campagna Food4Future il WWF invita i cittadini a chiedere alla Commissione Europea, il divieto dei pesticidi più pericolosi per le api e gli altri impollinatori, e più sostegno all’agricoltura biologica.

Legambiente, in collaborazione con FRoSTA (multinazionale tedesca specializzata nella produzione di surgelati) in occasione della Giornata Mondiale delle Api, rinnova il progetto Save the Queen, a salvaguardia delle api e della biodiversità, donando 50 arnie a 5 diversi apicoltori del centro Italia.

Save the Queen

Crea Agricoltura e Ambiente, il principale Ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari con personalità giuridica di diritto pubblico, vigilato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali (Mipaaf), ha avviato un monitoraggio Ue (della durata di 30 mesi) delle api nel Mediterraneo centrale, con l’obiettivo di tutela degli insetti e della biodiversità delle aree osservate.

Bee Marathon, inoltre, è il programma di CREA Agricoltura e Ambiente di 21 seminari che spaziano su vari aspetti delle api e dell'apicoltura.            .

FAO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, ha organizzato nella Giornata Mondiale delle Api un evento virtuale sul tema "Bee engaged – Build Back Better for Bees"  in cui si è invitato alla cooperazione e alla solidarietà globale per supportare le attività agricole come fonti di reddito e contribuire alla rigenerazione dell'ambiente e alla biodiversità  iniziando col proteggere gli impollinatori.

Non si può non segnalare la pagina web interamente in italiano, dedicata alla Giornata Mondiale delle Api dal portale turistico ufficiale della Slovenia. Il paese, che ha lanciato la proposta di istituire questa giornata in questa pagina spiega cosa è, perché e nata e anche tutte le attività turistiche, o meglio apituristiche, che la Slovenia offre per conoscere il suo territorio e la sua grande tradizione apistica.

Dal 20 maggio (Giornata Mondiale delle Api) al 5 giugno 2021 (Giornata Mondiale dell’Ambiente) ha preso il via il primo evento cittadino diffuso dedicato alla sensibilizzazione, alla scoperta e all’incontro delle api, degli apicoltori e del miele come alimento completo e naturale: #BeeBo – Una Città per la Biodiversità è l’iniziativa promossa da CONAPI Consorzio Nazionale Apicoltori, con sede a Monterenzio (BO). 

Biodiversità e api - BeeBo

Conapi partecipa anche a "Ogni ape conta", una campagna volta a proteggere le api e a favorire la biodiversità. Con Coop da capofila, le aziende agricole sue fornitrici, Conapi, LifeGate e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna (considerato punto di riferimento in Italia sullo studio degli insetti impollinatori), si è già arrivati a oltre 1 miliardo di api ospitate o protette. Ogni anno questo numero aumenta. Intorno al 20 maggio sugli scaffali dei 1100 negozi Coop in tutta Italia saranno in promozione il Mille Fiori Coop, il Fior Fiore di Agrumi di Sicilia e Calabria e il Fior Fiore di Tiglio, tutti mieli 100% italiani. 

Tra le iniziative locali dedicate alla Giornata Mondiale delle Api,  citiamo quella messa a punto da un nutrito gruppo apicoltori che ha dato via alla Via del miele Astigiano. I soci di Aspromiele, Associazione Regionale Produttori Apistici del Piemonte, distribuiti su tutto il territorio della provincia di Asti, si sono dati come obiettivo quello di promuovere le loro produzioni e il loro territorio. Un modo nuovo e distintivo per promuovere l’Astigiano con la qualità naturale dei suoi mieli e di tutto l’affascinante mondo delle api che ne è alla base. 

Altre iniziative dedicate alla Giornata Mondiale delle Api sono più strettamente legate al mondo imprenditoriale. 

3Bee, è una startup agri-tech che con il progetto “Adotta un alveare 3Bee”, mette in contatto gli apicoltori (più di 123 aziende apistiche in Italia, in continua espansione) che possono vendere il loro miele tramite la piattaforma, facendo conoscere la loro realtà e il loro prodotto in tutta Italia (40 tonnellate solo nell'ultimo anno).  

Lush, brand etico di cosmetici freschi e fatti a mano, ha scelto di supportare Buono APS, un’associazione che si occupa di tutela ambientale e divulgazione scientifica tramite le api.  Dal 20 al 26 maggio, i proventi delle vendita della crema mani e corpo Charity Pot di tutti i negozi Lush e sul sito internet saranno interamente devoluti a Buono APS per la realizzazione di un Beehotel che si propone di accogliere tutti gli impollinatori selvatici dell’area del Bosco di Manziana. 

Giornata Mondiale Api - BeeHotel

Anche le utilities hanno avviato iniziative per il sostegno delle api, installando alveari sui tetti degli uffici o degli stabilimenti per la tutela della biodiversità e svolgere attività di biomonitoraggio grazie delle api, sentinelle dell’ambiente: tre alveari sui tetti degli uffici Enel X di Via Tor di quinto;  2 alveari nella centrale di cogenerazione di Torino Nord gestita da Iren Energia; tre alveari all’interno del perimetro del termovalorizzatore a Pozzilli di Herambiente.

Tre marchi di lusso dell’automotive concorrono alla tutela delle api e della biodiversità: Lamborghini passa da otto a dodici arnie nel Parco Lamborghini, e da 600.000 a 120.000 api in volo sul territorio. Rolls-Royce, il 20 maggio ha inaugurato un nuovo apiario a Dubai.

Bentley, che da tre anni a questa parte cura cinque alveari e 300.000 api, per la Giornata Mondiale delle Api ha deciso di dare vita a una nuova creazione: un torrone creato da una piccola azienda delle Cotswolds, primo “esperimento” culinario fatto con il miele che sino a oggi è stato destinato ai dipendenti.


Api e biodiversità

Dalla collaborazione tra Eataly, Slow Food e Arcoiris è nato anche il Bee Garden. Si tratta di un nuovo spazio verde tutto dedicato agli insetti impollinatori. Inoltre, il progetto Bee the Future, prevede di donare 10 milioni di semi semi biologici selezionati da Eataly in collaborazione con Arcoiris nei prossimi tre anni.

E infine, ma ovviamente non meno rilevante dal punto di vista dell’audience,  abbiamo il mondo dello spettacolo e dunque della grande efficacia della comunicazione sociale.

Nella Giornata Mondiale delle Api sono stati pubblicati  sui canali social ufficiali del National Geographic, uno scatto e un video che ritraggono Angelina Jolie ricoperta di api.

Con  l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, assieme al marchio Guerlain, Angelina Jolie sta lavorando a un'iniziativa intitolata "Women for Bees" (le donne per le api). Un progetto importante grazie al quale verranno costruiti 2500 alveari da rifornire con 125 milioni di api entro il 2025.

Giornata Mondiale Api

 

Alex Crestan HENRY & CO.Alex Crestan
Project Manager HENRY & CO.

 


Storie sostenibilità AliceFul

Andamento lento e grinta digitale, la storia di Aliceful

#VOICES, storie di sostenibilità, incontra @ALICEFUL, la storia di uno stile di vita leggero e lento, in armonia con i ritmi della natura, contro il cambiamento climatico.

Da alcuni mesi seguiamo su instagram i suoi consigli, le sue coraggiose dichiarazioni, i suoi punti di osservazione; una visione molto familiare a HENRY & CO.. Sappiamo bene che spesso proprio tornando alla semplicità, rallentando, magari facendo anche un passo indietro, si può sorprendentemente evolvere verso una soluzione di creatività sostenibile più innovativa.

Oggi, rimpatriata da pochi mesi, Alice ha scelto di coniugare le competenze già maturate nell’ambito della comunicazione con le nuove consapevolezze acquisite durante i suoi viaggi, interiori quanto esteriori, dando il via al progetto instagram “vedere verde” – @aliceful – dove racconta i vari volti della sostenibilità.

È qui che Alice racconta di stili di vita etici e sostenibili, coniugando il suo talento digitale - si definisce una Nomade Digitale - al suo amore per la terra e per la vita semplice che la portano ad abitare i diversi luoghi dove di volta in volta trova una nuova missione lavorativa da svolgere. Ed entrambe le attività le riescono con facilità e buoni risultati. Oggi il suo profilo ha oltre 11 mila follower, e cresce velocemente, è ormai a tutti gli effetti una green influencer.

Mentre, seduta dietro la mia scrivania da social media strategist contribuivo a spingere le persone ad acquistare prodotti di cui non avevano davvero bisogno, guardavo fuori dalla finestra e sentivo che rischiavo di perdermi qualcosa, irrimediabilmente
Le calotte polari si sciolgono e cresce il livello dei mari. In alcune regioni i fenomeni meteorologici estremi e le precipitazioni sono sempre più diffusi, mentre altre sono colpite da siccità e ondate di calore senza precedenti, impattando inesorabilmente sul paesaggio e minacciando la biodiversità di ogni territorio.

Se vogliamo continuare a godere delle meraviglie che la terra ci offre, se vogliamo continuare a viaggiare e visitare il mondo, dobbiamo salvarlo. Viaggi e sostenibilità sono due concetti profondamente legati e per questo Alice decide di partire per l‘Australia.

Australia

Travel. Enjoy. Respect.

#travelenjoyrespect (World Tourism Organizations)

Mi aspettavo avventura, un’esperienze di vita e di popoli. Quando cominci a farti delle domande a cui non trovi risposta, c’è bisogno di allontanarsi dal tuo centro, per scoprire che esistono risposte differenti. Non avevo programmi o aspettative particolari, ma l’Australia ha continuato a stupirmi. Io l’ho ribattezzata terra di rinascita e libertà.

Alice ha lavorato per 4 mesi in una farm del New South Wales, lavorando la terra e raccogliendone i frutti. Un’esperienza genuina di contatto con la natura e i suoi ritmi, dove ti nutri di ciò che produci. Un concetto così distante dalla vita d’ufficio.

Dopo l’Australia, ci sono state la Nuova Zelanda, Malaysia, Singapore, Indonesia, Cina, Hong Kong, Cambogia, Vietnam e Thailandia. Alice cerca ogni volta di vivere appieno le terre che la ospitano, in modo sostenibile e consapevole, e, fedele alla sua indole digitale, non smette mai di raccontare sui canali social le sue avventure. Leggere i suoi post-racconti è un’esperienza unica, immersiva e potente.

Ho deciso di iniziare a fare divulgazione sul tema della sostenibilità, e ritornare a fare comunicazione, ma stavolta con l’obiettivo di aiutare aziende, brand, enti e associazioni che operano con finalità etiche e responsabili. La comunicazione ha un ruolo cruciale nel rendere le persone consapevoli e questo mondo un posto migliore.

Su @aliceful impariamo ad adottare un nuovo stile di vita più consapevole: semplici gesti, piccole attenzioni e grandi visioni; comprese tutta la schiera di difficoltà, dubbi e contraddizioni che questa scelta comporta.

“Vedere Verde” parla di viaggi responsabili e sostenibili, zero-waste, economia circolare, stili di vita alternativi, green jobs, news, greenwashing, vivere consapevole, green economy, autoproduzione, sharing apps e molto altro. Gli argomenti vengono trattati con leggerezza, ironia e semplicità, per avvicinare e appassionare ogni lettore, e rendere alla portata di tutti temi a volte ostici o complessi.

 

Andamento lento, impronta ambientale leggera

È ancora largamente diffusa la convinzione che ecologia e sostenibilità siano associati ad uno stile di vita minimalista e votato a sottrazioni e rinunce. Ma è assolutamente possibile essere consapevoli e sostenibili senza farsi mancare niente. La verità è che ci si libera solo dell’eccesso, del superfluo e resta solo ciò che davvero serve, con il sorprendente risultato di distribuire meglio le energie, e il tempo.

Il percorso di Alice, verso una condotta di vita più sostenibile, è partito proprio dalla gestione del denaro. Perché la società moderna ruota attorno al denaro. Si vuole lavorare di più, per guadagnare di più, spendere di più e possedere di più. Ed è proprio questo ingiustificato circolo vizioso frenetico e inconsapevole che ci sta portando verso la rovina.

Rallentare. Fermarsi.

Alice ha imparato a cucinare, per risparmiare denaro e per risparmiare cibo. Ha gradualmente eliminato la carne e poi i suoi derivati, ha imparato a nutrirsi solo degli alimenti locali e stagionali. Ha ridotto i rifiuti, imparato a riciclare, riutilizzare, riparare. Ora vuole trasmettere questa cultura del cambiamento a tutti i follower di @aliceful.

Online possiamo trovare intere squadre di professionisti, divulgatori o appassionati pronti a insegnare qualcosa di nuovo: e così ho imparato ad autoprodurre cibi e saponi, informarmi sulla provenienza, produzione e impatto ambientale di ogni mio acquisto. Ho imparato molto e ogni giorno scopro un nuovo modo per contribuire alla salvaguardia del pianeta, mentre accresco la qualità della mia vita, e muoio dalla voglia di raccontarvelo!

Vivere leggeri si impara praticandolo, e fa bene all’anima, alla mente e al corpo.

Alice ama riportare la citazione di Bruce Chatwin, tratta dal libro “Le Vie dei Canti” scritto proprio in Australia, sulle tracce degli aborigeni australiani, camminatori e nomadi:


«Oggi più che mai gli uomini dovrebbero imparare a vivere senza gli oggetti. Gli oggetti riempiono l’uomo di timore: più oggetti si hanno più si ha da temere. Gli oggetti hanno la capacità di impiantarsi nell’anima per poi dire all’anima che cosa fare.» 

Oggi, dopo la sua esperienza a Lipari, dove, assieme alla sua compagna, ha collaborato presso una piccola azienda agricola in cambio di vitto e alloggio, sta aspettando di ripartire per le Eolie, dove trascorrerà la stagione estiva prestando servizio sull'isola di Salina. Il futuro è ancora senza programmi, forse un master, forse un altro lavoro per visitare una nuova terra, o magari riavvicinarsi al mondo della comunicazione sostenendo i brand che promuovono cause sociali o ambientali.

Unire il lavoro, con la passione per il viaggio lento.
Lasciare un’impronta leggera sulla terra che visiti e sul mondo che ti ospita.
Contribuire a rendere il pianeta un po’ migliore di come l’ho trovato, per le generazioni successive. 

 

Antonella Manenti HENRY & CO.Antonella Manenti
Art Director HENRY & CO.


voices HENRY & CO. mobilità elettrica Italia

In Italia, la filiera della mobilità elettrica? Scopriamo il progetto Italvolt

Il progetto di una gigafactory su territorio nazionale potrebbe rappresentare un grande passo per la transizione ecologica della mobilità elettrica tutta italiana.

Questa settimana HENRY & CO. ha puntato i riflettori su un progetto che darà nuova vita alla storica ex area Olivetti. Un’area che ha rappresentato il cuore pulsante della rivoluzione tecnologica del XX secolo, e per molti anni un simbolo internazionale dell’innovazione informatica.

Cosa ha attirato la nostra attenzione? 

Innanzitutto il progetto candida l’Italia a diventare uno dei più importanti produttori di batterie agli ioni di litio, ospitando una delle più grandi gigafactory europee, contribuendo a strutturare la filiera della mobilità elettrica su territorio nazionale.

Inoltre, l’ambizioso progetto di riqualificazione dell’area industriale dismessa, circa 1 milione di m2, su carta sposa al meglio alcuni dei punti cruciali su cui fanno leva le linee guida dell’Agenda 2030.

La filiera della mobilità elettrica

Partiamo dalla mobilità elettrica, e dalla produzione di batterie, il settore a monte della filiera automotive, perchè le batterie agli ioni di litio rappresentano una delle principali variabili nella produzione di auto elettriche.

Circa il 30% del prezzo di vendita di una moderna auto elettrica va infatti a coprire i costi della batteria. Costi sostenuti dai costruttori di auto che, con una sola eccezione, comprano gli accumulatori a ioni di litio dalle grandi multinazionali della chimica.

Il ruolo di leadership in questo comparto, assegna dunque un enorme vantaggio competitivo.

mobilità elettrica gigafactory

 

Oggi, il mercato della produzione di celle agli ioni di litio è in mano a Cina, Corea del Sud, Giappone e USA. CATL (Contemporary Amperex Technology), è il più grande produttore mondiale e fornisce le più importanti case automobilistiche. La crescita esponenziale di questa azienda trova una spiegazione nella decisione del Governo cinese di equipaggiare tutti i veicoli destinati al mercato interno con batterie prodotte nel Paese.  Seguono le sud coreane LG-Chem (che opera in partecipazione con Tesla, Panasonic, BYD e Samsung) e SK Innovation, che si occupava della raffinazione di petrolio e si è poi convertita alla produzione di batterie. 

Attualmente, in Europa, le batterie al litio si assemblano, ma non si producono ancora le celle. 

La prima gigafactory europea è in allestimento nei pressi di Berlino, avviata da Tesla e prevista operativa entro fine 2021: inizierà con una capacità di circa 100 GWh, per raggiungere a regime 250 GWh all’anno. 

Il progetto Italvolt, candida l’Italia a diventare uno dei leader europei del settore ospitando la seconda più grande gigafactory su territorio europeo. Sarà dedicata alla produzione e allo stoccaggio di batterie a ioni di litio per veicoli elettrici e sarà in grado di contribuire con la propria produzione alla crescente domanda di batterie in Europa, in gran parte proveniente dall’industria automotive.

Il mercato dei veicoli elettrici

In base ai dati ACEA (European Automobile Manufacturers' Association) le vendite di veicoli elettrici e ibridi plug-in hanno superato per la prima volta quota 1 milione di unità nel 2020.
Un aumento del 170% rispetto al 2019.

veicoli ibridi elettrici hanno rappresentato complessivamente l’11,9% delle vendite totali di autovetture in tutta l’UE, rispetto al 5,7% nel 2019. I veicoli a ricarica elettrica hanno registrato un aumento simile, rappresentando il 10,5% delle vendite totali (3% nel 2019). Nel solo quarto trimestre del 2020, quasi un’autovettura su sei immatricolata nell’Unione europea è stata un veicolo a ricarica elettrica (16,5%), con un boom delle vendite spinto dagli incentivi dei governi europei tesi a stimolare la ripresa post-pandemia.

Le auto a carburanti convenzionali continuano comunque ancora a dominare le vendite UE, con una quota del 75,5% sul totale 2020.

mobilità elettrica gigafactory

Le proiezioni indicano che entro il 2030 la domanda di batterie a ioni per veicoli elettrici aumenterà a livello globale di 17 volte rispetto ad oggi, con una previsione di richiesta da parte dell’Ue di 565 GWh, dietro solo alla Cina, con un fabbisogno previsto di 1.548 GWh.

Ecco perché, con un investimento previsto di circa 4 miliardi di euro, entro la primavera 2024, Italvolt progetta di realizzare quella che sarà la prima gigafactory italiana: 300.000 m2 previsti e una capacità iniziale di 45 GWh, che potrà raggiungere i 70 GWh a regime. Una stima di 4.000 lavoratori impiegati e nel complesso 10.000 nuovi posti di lavoro creati con l’indotto; uno dei progetti industriali più importanti degli ultimi anni su territorio nazionale.

Riqualificazione e valorizzazione dell'area ex Olivetti

La scelta del sito, lex Olivetti di Scarmagno, è stata fatta sia in ragione del suo forte legame con il tessuto produttivo piemontese, e la sua storica specializzazione nel settore Automotive, sia per la sua collocazione geografica particolarmente favorevole.

Il progetto di realizzazione è stato assegnato alla divisione Architettura di Pininfarina, che intende realizzare un impianto industriale di terza generazione, intelligente e responsabile, con una forte attenzione all’impatto ambientale e sociale, applicando metodologie costruttive DFMA - Design for Manufacture and Assembly - e integrando l’edificio al contesto economico e sociale del territorio.

Comau, leader mondiale nel campo dell’automazione industriale sarà invece il fornitore delle soluzioni innovative, impianti e tecnologie oltre ad occuparsi della realizzazione del laboratorio di Ricerca e Sviluppo che accoglierà accademici e partner industriali impegnati nello sviluppo delle tecnologie più all'avanguardia nel settore della mobilità elettrica.

Per quanto riguarda la linea di produzione, il piano prevede in futuro di aprire anche alla produzione di batterie per l’accumulo di energia da fonti rinnovabili. Ma per poter aver dettagli e certezze, aspettiamo ancora la presentazione del piano industriale; nel frattempo, Lars Carlstrom, CEO e fondatore di Italvolt, ha dichiarato: 

“Con il progetto della nostra Gigafactory, Italvolt vuole dare una risposta importante alla opportunità dell’industrializzazione green, che sta interessando in modo trasversale tutti i settori produttivi, con un impatto socio-economico che rappresenterà una svolta per l’economia globale.”. 

gigafactory italvolt mobilità elettrica olivetti
© Copyright Italvolt

Agenda 2030 e obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Seguiremo dunque con la giusta attenzione l’evoluzione di questo progetto, che rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese per conquistare uno strutturato e organico approccio alla mobilità elettrica.

E siamo qui nel vivo del GOAL 11: CITTÀ E COMUNITÀ SOSTENIBILI. Perché iniziare a lavorare per impadronirci di tutti i passaggi della filiera della mobilità sostenibile è certamente un passo importante verso la transizione ecologica settoriale e territoriale.

Ma sono anche altri gli obiettivi che potrebbero essere valorizzati.

  • GOAL 7: ENERGIA PULITA E ACCESSIBILE: favorendo la mobilità elettrica, a discapito dei combustibili fossili;
  • GOAL 8: LAVORO DIGNITOSO E CRESCITA ECONOMICA: valorizzando le competenze e la forza lavoro specializzata dell’area piemontese;
  • GOAL 9: IMPRESE, INNOVAZIONE E INFRASTRUTTURE: aggiornando e ammodernando infrastrutture e industrie per renderle sostenibili, con maggiore efficienza delle risorse da utilizzare e una maggiore adozione di tecnologie pulite e rispettose dell'ambiente e dei processi industriali; 
  • GOAL 13: LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO: sostenendo una potente misura di contrasto al cambiamento climatico;
  • GOAL 17: PARTNERSHIP PER GLI OBIETTIVI: grazie al coinvolgimento dei diversi stakeholder per la realizzazione intellettuale ed economica del progetto.

 

Fabio VenturiniFabio Venturini HENRY & CO.


Il contributo delle BIG TECH alla transizione ecologica

Foto in copertina: Steve Marcus/Reuters

HENRY & CO. si è chiesta qual è l'approccio di Google al climate change e agli obiettivi dell'Agenda2030

“In un momento di grandi sfide, abbiamo bisogno che le aziende agiscano con coraggio e guardino oltre l'orizzonte…”
Andrew Steer, presidente, World Resources Institute.

Avete notato la scritta che è comparsa da qualche giorno sulla Home Page di Google?

google transizione ecologica

Potevamo sospettarlo, ma ora ne abbiamo la certezza: la sostenibilità è stato un valore fondamentale per Google fin da quando, venti anni fa, Larry Page e Sergey Brin l’hanno fondata. 

È stata la prima grande azienda a diventare carbon neutral nel 2007, compensando anche le emissioni pre-2007 con l’acquisto dei crediti di carbonio, e la prima, nel 2017, a far coincidere il consumo di energia con il 100% di energia rinnovabile.

In altre parole, in questo momento Google ha una carbon footprint pari a zero, ed è il maggiore acquirente mondiale di energia rinnovabile.

Risultati importanti, ma parte di un percorso ancor più impegnativo.

“Alcuni anni fa un’inondazione ha devastato Chennai, la città in cui sono cresciuto. Vedere le immagini di quel luogo – che durante la mia vita aveva attraversato periodi di estrema siccità – ricoperta di acque alluvionali, ha davvero fatto sentire l’impatto del cambiamento climatico molto più vicino a casa.”
Sundar Pichai, CEO Google

Oggi, nel suo terzo decennio di azione climatica, Google ha voluto fare un grosso passo avanti verso un futuro carbon-free globale, e per farlo ha tracciato un programma ben definito di azioni.

L’impegno di Google ora punta a un obiettivo ancora più ambizioso, e complicato: operare con energia priva di emissioni di carbonio ovunque, in ogni momento, entro il 2030.

Il primo passo sarà l’utilizzo di energia carbon-free 24 ore su 24, 7 giorni su 7 con drastica riduzione dell'impatto ambientale dell'intera infrastruttura cloud: ogni email inviata su Gmail, ogni domanda posta al Motore di Ricerca, ogni video visto su YouTube, e ogni ricerca su Maps utilizzeranno energia pulita in qualunque ora di qualunque giorno.

Ma solo una parte dell’energia viene utilizzata per alimentare i server, la restante parte viene assorbita dall’intera infrastruttura. Attraverso lunghe e complesse operazioni di efficientamento e i suggerimenti del machine learning proprietario, Google è riuscita a ridurre questa energia infrastrutturale dell’11%, e del 30% l'elettricità necessaria per il raffreddamento dei server .

DeepMind e Google Cloud renderanno presto questa soluzione tecnologica disponibile a livello globale per aeroporti, centri commerciali, ospedali, data center e altre strutture (cfr blog di Google Cloud).

Un altro passo importante è quello di continuare a incorporare i principi di economia circolare nei processi di gestione dei server e dell'infrastruttura cloud. Google riutilizza più volte i materiali, ricondizionando e rigenerando l'hardware per ridurre la quantità di rifiuti generati e si impegna in soluzioni migliori per lo smaltimento, come riciclaggio e rivendita. 

google flow resources data centers big tech
Flusso delle risorse dei Data Center di Google © Copyright Google

Investire in energia Carbon Free

Attraverso una serie di investimenti, entro il 2030, Google intende rendere disponibili 5 gigawatt di nuova energia carbon-free nelle principali aree industriali e supportare città e partner a ridurre le emissioni di carbonio all’anno.

Non dimentichiamo che le città creano il 70% delle emissioni nel mondo. Lo strumento Environmental Insights Explorer aiuta oggi più di 100 città a tracciare e ridurre le emissioni dei propri edifici e mezzi di trasporto, e a massimizzare il loro utilizzo di energia rinnovabile, informandole sul loro potenziale di energia solare. L’obiettivo è quello di estendere questo strumento a 3.000 città a livello globale. Nel frattempo Google supporta oltre 500 città e governi locali a ridurre le proprie emissioni di carbonio per un totale di 1 gigatone l’anno entro il 2030 – è l’equivalente delle emissioni di carbonio di un Paese grande come il Giappone. Cities: where climate action can have the most impact

Infine, Google collabora con una rete di organizzazioni per l’ambiente, associazioni no profit, organizzazioni sociali e università per un approccio scientifico alle problematiche di riforestazione e la restaurazione del patrimonio boschivo.

I prodotti di Google stanno già aiutando le persone a fare scelte più sostenibili nella vita quotidiana, che si tratti di usare Google Maps per ottimizzare gli spostamenti oppure attraverso Google Flights che propone le opzioni di volo a minore impatto ambientale. L’idea è quella di proseguire in questa direzione e implementare molti altri strumenti e informazioni, e trovare nuovi modi per aiutare persone e aziende a fare scelte più sostenibili.

“In un momento di grandi sfide, abbiamo bisogno che le aziende agiscano con coraggio e guardino oltre l'orizzonte…Questo è ciò che Google sta facendo nel definire la sua visione per un futuro privo di emissioni di carbonio. In qualità di grande e crescente consumatore di energia, Google sta andando oltre il suo profilo energetico per ridurre le emissioni attraverso foreste, restauri, città, tecnologia e altro ancora. Non vediamo l'ora di vedere come Google raggiungerà i suoi obiettivi e speriamo che ispirino altri per sviluppare strategie per decarbonizzare l'economia."
Andrew Steer, presidente, World Resources Institute.

google big tech sustainability
© Copyright Google

Quale l'impegno delle altre Big Tech?

FACEBOOK

Anche Facebook ha annunciato una serie di iniziative finalizzate ad azzerare le emissioni derivanti dalla propria attività, nel nome della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente, a partire dalla creazione di Climate Science Information Center.

Una sorta di hub, che raccoglie notizie e informazioni sul tema provenienti da fonti ufficiali e affidabili, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la vastissima audience del Social Network alla tematica, suggerendo azioni che possano contribuire concretamente a combattere il riscaldamento globale.

Da dicembre 2020, il CSIC (Climate Science Information Center) è attivo e funzionante in tutte lingue e in tutto il mondo, con contenuti personalizzati in base all’area geografica di provenienza degli utenti. 

Questo hub non è solo informativo, ma suggerisce anche azioni concrete per contribuire a ridurre l’inquinamento lanciando diverse challenge per creare engagement e sensibilizzare gli utenti alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente. Ogni volta che 100 mila persone accettano la sfida condividendo il proprio post, Facebook si impegna a donare 100 mila euro alla Arbor Day Foundation, la più famosa associazione no profit dedicata alla riforestazione e piantagione di alberi.

AMAZON

Entro il 2030, Facebook si impegna ad azzerare le emissioni derivanti dalla propria attività.

"La Terra è l'unica cosa che tutti noi abbiamo in comune - proteggiamola, insieme"
Jeff Bezos, fondatore Amazon.

Con questo breve messaggio Jeff Bezos ha annunciato la nascita del Bezos Earth Fund, fondo che a partire giugno 2020 è destinato a sovvenzionare scienziati, organizzazioni non governative, attivisti ed esperti in materia ambientale affinché vengano trovate soluzioni per salvaguardare il pianeta.

amazon big tech sustainability
© Copyright Amazon

10 miliardi di dollari: è stato l’investimento iniziale messo a disposizione da Amazon al fondo. Un fondo alla cui nascita ha fortemente contribuito la voce di tutto l’organico del colosso online.

Sono già in corso diversi progetti avviati.

Amazon da tempo dimostra un notevole impegno nei confronti della sostenibilità attraverso programmi come il Frustration Free PackagingShip in Own Container; Shipment Zero. Rivoluzioni che richiedono la collaborazione di tutta la filiera, dai fornitori sino al cliente finale.

Amazon ha disposto inoltre una rete di parchi eolici e fotovoltaici (entro il 2025 l'azienda sfrutterà unicamente energia da fonti rinnovabili) e ingenti investimenti nell’economia circolare con il Closed Loop Fund

A fine di questo anno, un’altra dirompente novità: dal 21 dicembre 2021, Amazon blocca la commercializzazione di tutti oggetti in plastica monouso. Compreso i prodotti in plastica oxodegradabile, realizzati cioè con plastiche a cui vengono aggiunti additivi durante il processo produttivo per accelerarne la frammentazione e velocizzarne la degradazione. L'interruzione riguarderà tutti i Paesi dell'Unione Europea in cui il colosso dell'e-commerce opera.

"Sono certo che ci sono leadership aziendali in grado di stabilire standard rivoluzionari per affrontare il cambiamento climatico, approcci che accelerano nella pratica e nella consapevolezza la transizione energetica. Dobbiamo trarre ispirazione e cogliere l’occasione per fare community e insieme impegnarci per il nostro pianeta, che, come ben sappiamo non è nostro, ci è stato dato in prestito." 

Alex Crestan


Giuliano Mauri - Cattedrale Vegetale - Ph Giacomo-Bianchi - Copyright Arte Sella

La natura si trasforma in arte - Arte Sella

La principale esigenza del mondo di oggi non è più produrre e realizzare nuovi prodotti ma ripensare quelli esistenti

Ammonisce il Manifesto di HENRY & CO.

E quando siamo venuti in contatto con il progetto Arte Sella, abbiamo visto in esso la più poetica esemplificazione di questo concetto. L’esempio più naturale di Design Thinking sperimentale che si possa immaginare. E ce ne siamo subito innamorati.

Dal 1986, i prati ed i boschi della Val di Sella, comune di Borgo Valsugana in Trentino, ospitano Arte Sella, un’esposizione permanente dedicata all’Art in Nature, una manifestazione internazionale di arte contemporanea, a cielo aperto.

"Arte Sella nasce indipendentemente nel 1986, lo stesso anno della catastrofe di Chernobyl.  – ci racconta Giacomo Bianchi Presidente di Arte Sella - Si tratta di una coincidenza, è vero, che tuttavia sottolinea con forza come quell'anno fu un importante spartiacque rispetto alla questione ecologica, che divenne immediatamente un problema globale. Arte Sella è nata con l'idea di indagare la relazione uomo-natura attraverso il linguaggio, potente e dirompente, dell'arte, in una piccola porzione di territorio, contribuendo ad un dibattito e ad un'indagine che è sempre più attuale."

Ristabilire dunque un nuovo equilibrio con la natura. Una riflessione che si è coniugata con il fare arte nella natura per distanziarsi dai canoni artistici tradizionali, in uno spazio d’espressione lontano dalle logiche del mercato dell’arte e dei circuiti tradizionali atelier-galleria-museo.

Non si tratta di una semplice esposizione artistica, ma di un vero e proprio processo creativo. L’opera infatti nasce e cresce attraverso le mani dell’artista in un contesto di rispetto e armonia con il paesaggio circostante.

Ogni intervento dell’artista rappresenta il suo concetto di rapporto con la natura e dalla stessa natura trae ispirazione il materiale per realizzarlo: sassi, legno, rami, foglie, muschio.

Henrique Oliveira - Radice-Comune - 2019 - Ph-Giacomo-Bianchi - Copyright Arte Sella
Henrique Oliveira - Radice-Comune - 2019 - Copyright Arte Sella

L’arte entra a fare parte del ciclo vitale della natura

L’opera si inserisce nel contesto ambientale ed entra a pieno titolo a fare parte del ciclo vitale della natura, subendo gli stessi processi di degrado e trasformazione che le appartengono.

Due sono i percorsi visitabili durante tutto l’anno, con orari di apertura che si adeguano alla variazione delle ore di luce nei diversi mesi.

Un primo percorso ha inizio presso Villa Strobele, una delle tante dimore storiche della valle. Presso il giardino della villa, luogo di nascita di Arte Sella, è visitabile una prima parte di opere, in particolare la sezione dedicata all’architettura: in questo luogo sono visibili le installazioni nate dalla collaborazione con architetti di fama internazionale – tra di essi Kengo Kuma. Eduardo Souto de Moura, Michele de Lucchi, Stefano Boeri- grazie alla partnership con il Politecnico di Milano.

Al termine della valle Arte Sella accoglie i propri visitatori presso l’Area di Malga Costa. L’edificio della malga, un tempo dedicato all’alpeggio, è ora sala espositiva e da concerti e attorno ad esso si dipana un percorso che contiene alcune tra le opere più monumentali e note al grande pubblico, come la Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri, Terzo Paradiso – La Trincea della Pace di Michelangelo Pistoletto, Simbiosi di Edoardo Tresoldi, Radice Comune di Henrique Oliveira e il Trabucco di Montagna di Arne Quinze.

Un percorso creativo nato dalla collaborazione tra natura e oltre 300 artisti

Lungo i percorsi sono visibili circa cinquanta opere. Opere che cambiano ed evolvono con il susseguirsi delle stagioni, fino a ritornare alla natura che le ha ospitate, al termine del loro ciclo vitale. 

All'esposizione delle opere si affianca un ricco programma di concerti, spettacoli teatrali e laboratori creativi.

"Il tema della sostenibilità è intrinseco nel progetto, - tiene a specificare Giacomo Bianchi - per questo motivo l'esperienza di visita di Arte Sella in tutti i suoi aspetti deve rendere testimonianza di questa visione di fondo. L'ospitalità, la ristorazione, la gestione dei cantieri di produzione delle opere, la realizzazione di eventi: ogni scelta che effettuiamo è basata su un'attenzione maniacale alla sostenibilità, tenendo conto ovviamente delle complessità del mondo in cui viviamo."

Negli anni più di 300 artisti hanno contribuito a realizzare questo percorso creativo, lasciando alla natura e ai visitatori i loro lavori che possono essere apprezzati anche all’interno di rassegne e spettacoli che vanno dalla musica alla fotografia, alla cultura in ogni sua minima sfaccettatura.

Ad Arte Sella l’artista abbandona il ruolo di protagonista e si affianca alla natura, sua alleata nella creazione e nella conservazione dell’opera.

Il Presidente ci spiega che “Gli artisti vengono scelti da Emanuele Montibeller, direttore artistico e fondatore di Arte Sella. Si tratta di una committenza, in cui il dialogo tra artista ed Arte Sella, tra artista e territorio, è la sorgente dell'atto creativo.” 

Ciascun artista sceglie assieme alla direzione artistica il luogo in cui collocare la propria opera, senza apportare modifiche radicali del territorio, ma rispettandolo e agendo in sinergia e sintonia con esso. Una volta individuato lo spazio e ideato il progetto, l’artista crea e consegna la sua opera alla natura.

Michele de Lucchi - Dentro Fuori - Copyright Arte Sella
Michele de Lucchi - Dentro Fuori - Copyright Arte Sella

La rappresentazione artistica del concetto di inclusione uomo - natura

La mutazione del lavoro è continua, costante e soggetta alle condizioni atmosferiche e allo scorrere del tempo. La natura viene interpretata nella sua essenza, plasmata dall’idea di rispetto e salvaguardia che l’uomo coltiva e trasmette con la sua arte. Un bosco secolare, dove natura e arte si fondono

Un messaggio importante di appartenenza e sensibilizzazione. La sublime esemplificazione del concetto di inclusione tra uomo e natura.

Da più di trent’anni Arte Sella genera momenti di riflessione sulla relazione dell’uomo con la natura, rigenerando un'intera valle, senza bisogno di… produrre e realizzare nuovi prodotti, ma ripensando quelli esistenti.


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L’arte della comunicazione sociale: BELLE STORIE DI VITA

Raggiungere la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutte le donne e gli uomini, anche per i giovani e le persone con disabilità, e la parità di retribuzione per lavoro di pari valore (8.5 Goal 8 Agenda ONU 2030)

Il target 8 è uno dei 17 obiettivi dell’Agenda ONU per lo Sviluppo Sostenibile, ma anche un importante memento etico e professionale: nessuno di noi è un numero, un anello di una catena, o l’ingranaggio di un motore.

Ogni persona è un piccolo mondo, con una sua storia personale, magari da raccontare.

L’arte di raccontare è antica quanto l’uomo.

Dagli aedi agli scribi, agli artisti della tela e della pietra, da sempre gli uomini rappresentano e tramandano racconti, eventi, esperienze. In forma orale, poi figurata e scritta, infine in forma digitale. 

La storia è il patrimonio umano del presente sui cui costruire l’evoluzione del futuro; e la sua narrazione coinvolge, suggestiona, incoraggia con empatica immedesimazione.

Il concetto di storytelling ha origini lontane, dunque, radicate nel profondo dell’animo umano, a stretto contatto con le emozioni.

Tutti hanno una storia, esperienze da raccontare, messaggi e sogni da condividere. Anche le aziende hanno una storia da raccontare, anzi, tante storie da raccontare.

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Calendario 2020 "Mediagraf...che belle storie"

Storie non sempre finalizzate alla promozione del prodotto o servizio offerto, ma legate ai come e ai perché della missione e della visione aziendale e che traggono ispirazione dalle persone che la animano. 

Raccontarle significa dare maggiore spazio all’aspetto umano del mondo del lavoro, magari per condividere,informare o sensibilizzare l’opinione pubblica su un argomento di utilità sociale, promuovere l’adozione di un comportamento o di uno stile di vita virtuoso, incentivare le donazioni in favore di una causa specifica.

Una forma di comunicazione che spesso si avvale degli stessi strumenti e strategie della comunicazione di marketing, ma priva dello scopo commerciale: una comunicazione sociale. Un termine che in Italia richiama la Pubblicità Progresso, che fin dagli anni 70 aveva intuito l’importanza di una società matura ed eticamente consapevole.

Storia, storytelling, comunicazione sociale + la rete

Storia, storytelling, comunicazione sociale. Aggiungiamo un ingrediente, potente e trasversale: la rete.

La rete concepita come unione di utenti e comunione di intenti, ma anche, e soprattutto, come sistema sociale che si stringe attorno a vissuti o idee condivise, magari per un obiettivo di pubblica utilità e incentivare il cambiamento.

Una rete sociale, che nella sua accezione digital, evolve in una rete social, ampliandone il potenziale e moltiplicando all’infinito i target di riferimento: sia dei narratori che degli spettatori. Storie e valori di eroi e antieroi, di mondi ordinari e straordinari, per una narrazione condivisa, partecipata.

Perché sempre più spesso gli stessi fruitori dei messaggi sono anche i protagonisti delle storie narrate, contribuendo ad innalzare continuamente il livello di coinvolgimento e co-protagonismo. 

Il modo migliore per creare un audience attivo e interattivo che solleva spunti di riflessione e interrogativi su quanto ci circonda e sul vivere sociale, offrendo la possibilità di integrare un’ampia gamma di linguaggi, strumenti e forme di comunicazione.

Storia di Elena - Calendario 2020 "Mediagraf...che belle storie"

Forme di comunicazione creative?

Un calendario, ad esempio!

Arriva da lontanoci racconta Greta Zin, responsabile marketing e comunicazione di Mediagraf e PrintBee- la tradizione aziendale di creare un calendario destinato a dipendenti, clienti e fornitori. Ogni anno la scelta di un soggetto estetico, più che valoriale, che accompagna i 12 mesi di una realtà che affonda le sue radici nella secolare tradizione del Messaggero di S. Antonio e della tipografia Antoniana, pionieri nelle arti grafiche in Europa.

E proprio patendo dalle caratteristiche origini di Mediagaf, l’AD Ottavio Zucca, ha voluto aggiungere un valore etico a questa pubblicazione, un valore umano che potesse dare voce alle 180 persone che quotidianamente contribuiscono a mantenere viva l’attività.

Perché non raccontare alcune storie di vita vera, che possano offrire una riflessione sulla dimensione umana dell’azienda? Un progetto rivolto ai due mondi: offrire l’opportunità di ampliare la rete sociale interna all’azienda, dando voce e sostanza a collaboratori conosciuti solo attraverso messaggi e mail, e mostrare il volto aziendale più umano al pubblico e ai fornitori.

Mediagraf è un’azienda che offre prodotti e servizi, ma non è questi prodotti e servizi, bensì le persone che li creano e gestiscono. Con il fondamentale supporto della responsabile Risorse Umane abbiamo individuato, chi avesse e volesse raccontarsi. 12 storie. Le belle storie.

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Design thinking e rappresentazione emotiva

Antonella Manenti, Art Director per HENRY & CO., ha seguito e accompagnato Greta in questa avventura, ascoltato le voci e rappresentato graficamente ogni protagonista, facendosi carico dell’arduo compito di dare forma visiva a ogni storia, all’emotività che sprigionava, alla delicatezza della confidenza, al messaggio etico che intrinsecamente sottendeva.

Le interviste – ci racconta Antonella - si sono trasformate in incontri di introspezione e intime riflessioni, spesso toccanti, con momenti di intenso scambio e condivisione, silenzi più eloquenti delle parole e parole che rompevano silenzi con la comprensione, il dolore, la rabbia, l’ironia e la consapevolezza. Un’esperienza commovente e coinvolgente, che ho provato a raccontare con il mio linguaggio delle immagini.

La storia di Greta

Greta, adesso che le storie le hai ascoltate, e altre ne ascolterai, vuoi raccontarci la tua?

Greta Zin - Responsabile Marketing e Comunicazione Mediagraf e PrintBee

Mi piace raccontare la storia che mi ha portato a lavorare in Mediagraf!

Sono nata e cresciuta con una forte vocazione sportiva; una sana competizione nell’animo, e il desiderio di mettermi in gioco in continuazione, mentalmente e fisicamente.

Il mio impegno e i miei risultati nelle specialità del lancio del martello e nel lancio del disco mi sono valsi una borsa di studio, messa a disposizione per atleti meritevoli da una persona che in questo modo rendeva onore alla memoria del padre. Ho finito con laurearmi in marzo, a metà della stagione sportiva, quando non avevo alcuna intenzione di interrompere il mio annuale percorso di competizioni e allenamenti; ma non ero più una studente, e dovevo cominciare a fare i conti con il mondo del lavoro. Cercavo dunque un impegno che mi permettesse di mantenere la libertà necessaria per continuare ad occuparmi della mia priorità: l’agonismo sportivo. 

Ma dopo qualche settimana ho sfogato la mia frustrazione su un post di facebook, sembrava impossibile coniugare 4 ore di allenamento quotidiano con qualsiasi tipo e forma di collaborazione. Quel post ha attirato l’attenzione della stessa persona che aveva messo a disposizione la borsa di studio che avevo vinto. Mi ha contattata e presentata all’amico Giuseppe Donegà, l’AD di Mediagraf. L’incontro sarebbe stato orientativo e conoscitivo, perché l’azienda non aveva posizioni aperte. Sono entrata da quella porta senza aspettative, e ne son uscita con una proposta per diventare responsabile del reparto creativo di Mediagraf.