Il packaging cosmetico: la problematica più complessa dell’industria della bellezza

Diverse aziende sono già attive in numerose iniziative per offrire prodotti e packaging cosmetici il più possibile neutrali dal punto di vista climatico. Tuttavia, sarebbe auspicabile un approccio settoriale più incisivo e condiviso.

L’industria cosmetica sta dimostrando una forte capacità di resilienza rispetto la crisi generata dalla pandemia, e, dati alla mano, recupererà entro fine 2021 i livelli di mercato pre emergenza. A guidare le produzioni saranno soprattutto i nuovi valori legati alla sostenibilità ambientale, una scelta in parte obbligata dall’obiettivo globale e condiviso di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Il settore cosmetico fa largo uso di flaconi, tubi e vasi in PE e PET per confezionare e imbottigliare e dosare. Ma non solo. 

La cosmesi tradizionale utilizza spesso le plastiche come ingredienti delle formulazioni, vere e proprie materie prime: materiali dalla granulometria finissima con azione esfoliante e levigante o detergente, in alcuni prodotti per capelli, per bambini e in diversi prodotti di make up (mascara). 

In Italia dal 1° gennaio 2020 è entrata in vigore la Legge di Bilancio 2018 che ha ufficialmente posto il divieto di utilizzare microplastiche all’interno dei cosmetici da risciacquo.

Packaging sostenibile o zero waste?

Sollecitata anche direttamente da una forte esigenza di trasparenza e responsabilità nei confronti del consumatore, l’industria cosmetica nazionale continua ad investire in ricerca e innovazione su tutta la filiera: da formulazione e produzione, al packaging alla distribuzione, è stata avviata una importante revisione di ingredienti, materie prime e sistemi di produzione; processi produttivi a emissioni ridotte, sistemi per ridurre la quantità di materiali di imballaggio, nuovi materiali per il confezionamento. 

Ricordiamo che packaging sostenibile e packaging zero waste non sono la stessa cosa.

Quello sostenibili, punta a ridurre la propria impronta ambientale, ed è realizzato con materiali non inquinanti (dal bamboo al vetro); quello invece a zero rifiuti, punta ad azzerare il proprio impatto ambientale, ed è un imballaggio che tende a ciclo di vita circolare, comprendendo le fasi di utilizzo, riutilizzo o riciclo, secondo il metodo del Circular Design Thinking

Prodotti solidi, nudi o ricaricabili

Alcuni brand offrono prodotti solidi equivalenti a prodotti liquidi sotto forma di barrette. Una vasta gamma di prodotti cosmetici: shampoo, balsamo e dentifricio, detergenti per il viso, creme idratanti, scrub e creme solari. Questa soluzione permette all’industria cosmetica un grande risparmio di plastica, soprattutto di quella monouso.

Alcune aziende stanno sperimentando il lancio di prodotti privi di imballaggi al 100%. La scelta della confezione nuda è piuttosto audace e si presta soprattutto per le bombe da bagno, i bubble bar, lo shampoo bar, barrette per massaggi e gli oli da bagno, alcuni deodoranti.

Un’altra strada per diminuire il packaging cosmetico e allo stesso tempo fidelizzare la clientela, è la via della ricarica. Terminato il prodotto, è possibile portare o inviare il contenitore vuoto per il refil (che ha un prezzo ridotto rispetto all’acquisto del nuovo)

 

Il packaging cosmetico del futuro?

L'industria cosmetica si sta dunque impegnando nella sperimentazione e per farlo parte dalle soluzioni più semplici e immediate: eliminare gli imballaggi in eccesso.

Oltre a utilizzare materiali biodegradabili come carta, vestiti e involucri a base vegetale, prova ad eliminare il superfluo: involucri a bolle, scatole di cellophane e involucri di fantasia.  L’importante è non alterare le proprietà cosmetiche dei prodotti: contenitori in vetro e metallo completamente riciclabili spesso impreziositi da dettagli di carta, silicone e bambù. La resina post-consumo, nota anche come HDPE PCR o HDPE, viene utilizzata come alternativa sostenibile ai contenitori di plastica.

Compaiono poi alcuni imballaggi alternativi come i cork pot in sughero, i knot wrap in tessuto.

Packaging cosmetico con elementi in legno

Negli ultimi anni si sono moltiplicati sforzi e investimenti per lo sviluppo di plastiche alternative che siano eco-compatibili e biodegradabili per il packaging cosmetico: un mondo complesso e variegato e comunque al momento costretto ancora all'utilizzo di additivi di derivazione petrolchimica, per raggiungere le performance desiderate. Gli additivi utilizzati, seppur in percentuali molto basse (tra l’1% e il 5% massimo) rendono la bioplastica non completamente sostenibile.


E sembra che l’Università Bicocca abbia scelto davvero di puntare su questo comparto favorendo uno scambio virtuoso di competenza accademica ed esperienza industriale. Oltre al già citato progetto Galatea Biotech, è stato avviato un accordo di lunga durata stipulato con Intercos S.p.A., azienda leader a livello internazionale nello sviluppo e produzione di prodotti cosmetici, dal quale nascerà Joint Lab, un laboratorio tecnologicamente all’avanguardia per attività di ricerca di altissimo livello.

Il professore Salvatore Torrisi, pro-rettore alla Valorizzazione della Ricerca dell’Università Bicocca, ha spiegato come questa convenzione offra la possibilità di avviare uno scambio continuo sul piano della ricerca di nuovi materiali e nuove tecniche di lavorazione sostenibile. Si tratta di dar vita ad un esperimento avanzato di trasferimento di conoscenza e di sviluppo tecnologico congiunto: la sfida più importante sarà la capacità collaborare tra ricerca industriale e ricerca universitaria, industria cosmetica e istituzione accademica, in una prospettiva di lungo periodo.

Abbiamo incontrato Giuseppe Lattanzi il responsabile della Area Innovation di Intercos, per meglio capire quali passi sta facendo l’azienda e quali le priorità e gli obiettivi per l’area del packaging cosmetico.

 

Il dipartimento Intercos di Innovazione collabora a stretto contatto con le varie BU di prodotto, “sfornando” prodotti ottenuti con tecnologie innovative e formule più performanti e con nuove texture attente alle richieste di sostenibilità dei brand ma lavorando anche sulla riduzione delle risorse necessarie per produrre i cosmetici. Ad esempio, progetti importanti sono quelli mirati a ridurre le dimensioni di materiale plastico per i posaggi necessari ad alimentare la catena di produzione perché, come auspicato, la riduzione della plastica è un must anche per la nostra azienda e per i flussi produttivi. Da diverso tempo è anche operativo con successo un progetto di economia circolare volto a riciclare dei componenti fondamentali nella produzione di una categoria di prodotto, con un notevole risparmio di materie prime e risorse preziose quali l’acqua.

Altra attività importante del team Innovazione è quella di disegnare un formato di packaging cosmetico adatto a contenere le formulazioni innovative, tenendo ben presenti i criteri attuali di sostenibilità bene espressi dalla fondazione Ellen MacArthur (Reduce – Reuse – Recycle)  e secondo i pilastri della Global Sustainability Policy rilasciata nel 2019.

La nostra ambizione è quella di sperimentare un maggior numero di materiali e tecnologie possibili ma dobbiamo sempre tener presente la sicurezza del prodotto nonché la sicurezza del consumatore finale. Il processo di omologazione di un nuovo materiale, per quanto questo sia riciclato o garantito come sostenibile e “buono per l’ambiente”, per noi è uno step estremamente importante in cui nulla deve essere tralasciato e talvolta ci fa scartare alcune proposte interessanti se pregiudicano le caratteristiche del prodotto.

Lavoro costante è quello di ridisegnare i formati di packaging esistenti cercando come poterli sgrammare o di valutare come trasformare packaging multicomponenti con materiali diversi in un packaging cosmetico possibilmente monomateriale per facilitarne il riciclo secondo i diversi criteri di recupero. La plastica, come altri materiali, è fondamentale per preservare e veicolare le nostre formule e tutti i nuovi progetti hanno lo scopo di ridurre la quantità che diventerebbe rifiuto, se non adeguatamente recuperata. Laddove possibile promuoviamo il concetto di “ricariche” per ridurre packaging cosmetico e contenitori ma anche lato prodotto stiamo lavorando su formulazioni concentrate/compatte che consentono alla consumatrice di creare un prodotto solo nel momento del reale utilizzo quindi “fresh made”.

E le nuove idee nascono sfruttando sempre l’esperienza di quasi mezzo secolo dell’industria cosmetica!

 

 

Antonella Manenti HENRY & CO.Antonella Manenti
Art Director HENRY & CO.

 


futuro del packaging sostenibile

Ricerca e Innovazione alleati del packaging sostenibile

Da più di 10 anni in Italia si registra una costante crescita a doppia cifra delle vendite online, e a conferma del livello di familiarità ormai acquisita con la modalità di acquisto, nell’ultimo biennio è aumentata esponenzialmente la quota di acquisti on line da dispositivi mobili raggiungendo quasi la soglia del 50% del fatturato totale. Dopo un primo periodo di calo legato a un senso di disorientamento complessivo, lo scoppio della pandemia ha ovviamente contribuito ad una eccezionale accelerata del trend. 

Con l’inevitabile effetto collaterale di un aumento vertiginoso dei rifiuti provenienti dai packaging.

Questo il trend delle vendite, ma anche tra chi acquista si evidenziano alcuni trend caratteristici, uno fra tutti, la crescente sensibilità al consumo responsabile, all’ambiente e al concetto di sostenibilità.

Uno studio di Two Sites sul packaging, “Il packaging agli occhi del consumatore europeo 2020” sottolinea alcune tendenze: il 48% dei consumatori preferisce non acquistare da rivenditori che non si impegnano a ridurre l’uso di imballaggi in plastica non riciclabili. Il 58% dei consumatori ritiene che sarebbe giusto scoraggiare l’uso di imballaggi non riciclabili con l’applicazione di una specifica tassazione. Il 66% dei consumatori predilige i prodotti ordinati online che sono consegnati in imballaggi di carta piuttosto che in plastica

Da Osservatorio Immagino di Nielsen è emerso che il 52% degli italiani è disposto a pagare di più se il brand è attento alla sostenibilità. A livello mondiale la percentuale arriva al 66%.

packaging sostenibile

Abbiamo già avuto occasione di approfondire questo fenomeno nel mondo del packaging alimentare in un articolo di #VOICES.

Al di là dell’indubbio valore etico, sembrerebbe dunque l’attenzione alla sostenibilità potrebbe risultare al contempo una ottima strategia di mercato. E il packaging sta diventando un discrimine sempre più importante nelle scelte di acquisto, un protagonista del consumo.

Non sempre però questa attenzione è supportata da informazioni puntuali, pensiamo ad esempio dell’etichettatura ambientale di cui nell’articolo di #VOICES, e conoscenze specifiche su le caratteristiche che fanno di una confezione una confezione green.

La confezione resta il più importante media di ogni prodotto, e spesso, per districarsi tra migliaia di confezioni, i consumatori si fanno guidare dal design, dai colori e dalle informazioni presenti in etichetta.

Nell’immaginario collettivo, il materiale principale di un packaging ecosostenibile è senza dubbio anche il più grezzo: il cartone.

È versatile, economico, resistente, etico, organico e soprattutto sostenibile. È estremamente forte e può essere prodotto nella misura che più si preferisce.

Può avere pareti con due o tre strati e, se assemblato correttamente, può contenere una grande quantità di peso. È perfetto per tutti i tipi di spedizioni. Inoltre, se non è già fatto di materiale riciclato, è comunque biodegradabile all’80%.

Ma, è necessario considerare l’intero ciclo di vita della confezione per valutare correttamente la sostenibilità di un imballo: il materiale deve essere riciclato e riciclabile, biodegradabile o riutilizzabile. Quanto al concetto di riutilizzo, abbiamo parlato di ecodesign in #VOICES

Il materiale prediletto è la carta o il cartone come unico materiale del packaging, ma anche come materiale riempitivo anti-urto, in quanto migliore per l'ambiente e più facile da riciclare; la carta deve provenire da foreste FSC; la dimensione del packaging deve essere su misura del prodotto; il materiale riempitivo (e in generale) deve essere ridotto al minimo indispensabile; se il packaging è composto da più materiali (ad esempio plastica e carta) questi devono essere facili da separare per garantirne il corretto smaltimento.

packaging sostenibile

La criticità più grande del packaging è che normalmente diventa un rifiuto non appena una persona finisce di usare un prodotto.

Ecco perché gli esperti di packaging smart si concentrano anche sulla creazione di progetti ottimizzati per il riciclaggio. Rendendo l’imballaggio più facile da riciclare e utilizzando sempre più materiale riciclato in nuove confezioni le aziende possono aiutare i materiali a vivere più a lungo nella catena del valore.

Questa idea è il cuore del concetto di economia circolare: un modello che cerca di raccogliere i materiali dopo che sono stati utilizzati e processarli in modo che possano essere riutilizzati o riciclati più volte. Ciò elimina gli sprechi e riduce l'impatto ambientale degli imballaggi, purché esistano sistemi di riciclaggio e gestione dei rifiuti efficienti.

Il mondo dell’imballaggio vive una forte collaborazione tra sostenibilità ambientale e innovazione.

Non in tutti i settori è così.

Per ottenere un prodotto ecosostenibile è necessario investire nella ricerca e sempre più i consorzi, produttori di materiali da imballaggio e università si stanno attivando per trovare delle modalità che siano meno impattanti e più sostenibili.

Infine, per essere davvero efficaci, la questione deve essere ovviamente supportata con normative e direttive adeguate.


Non perdere il 19 Febbraio (h14.00/17.00)

“ECO-CLEANING REVOLUTION: YOUSEA CASE HISTORY”

Il titolo dell’intervento di Antonella Manenti in occasione del convegno Green Future Is Now 2021 

green future is now 2021

Comieco, il consorzio italiano per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica, cioè carta e cartone, per far fronte al fenomeno dell’aumento del packaging dovuto alle vendite online, ha di recente elaborato e reso pubblico un documento che indica le “Linee guida e check list per il corretto uso del packaging per l’e-commerce ai fini della sostenibilità ambientale

Per rendere invece più semplice misurare le conseguenze sull’ambiente degli imballi, Conai ha individuato le caratteristiche di una confezione eco-friendly.

Perché la sostenibilità del packaging, ricordiamolo ancora una volta, non tiene in considerazione solo le fasi di progettazione e realizzazione, ma si estende a tutto il ciclo di vita dell’imballaggio:

  1. Risparmio della materia prima. La tutela dell’ambiente inizia con il contenimento del consumo delle materie prime impiegate nella realizzazione dell’imballaggio;
  2. Riutilizzo. Il packaging deve essere progettato per compiere un numero minimo di spostamenti o rotazioni e per un uso identico a quello per il quale è stato concepito;
  3. Utilizzo di materiale riciclato. Quando possibile, è necessario sostituire una quota, se non l’intera materia prima vergine, con materia riciclata o recuperata;
  4. Ottimizzazione logistica. Le operazioni di immagazzinamento ed esposizione devono essere ottimizzate, così come quelle di carico sui pallet e sui mezzi di trasporto;
  5. Facilitazione delle attività di riciclo. Perché il packaging sia sostenibile è necessario semplificare le fasi di recupero e di riciclo;
  6. Semplificazione del sistema di imballo. Al fine di risparmiare materia prima, è importante integrare più funzioni in una sola componente dell’imballo, eliminando così un elemento e semplificando il sistema;
  7. Ottimizzazione dei processi produttivi. Implementare i processi di produzione significa ridurre i consumi energetici e gli scarti.

Personalizzazione e attenzione alla sostenibilità di processo e di prodotto rappresentano le due grandi tendenze nel packaging intralogistico, con le caratteristiche dell'e-commerce, della distribuzione B2B e 3PL (o TPL, Terza parte Logistica).” – Ci racconta Massimo Cecchinato Country Manager Savoye Italia.

intelis jivaro savoye
Intelis Jivaro - © Savoye

I nuovi imballaggi in carta e cartone assumono caratteristiche e funzionalità sempre più strategiche e si assiste così all’immissione sul mercato di imballaggi smart, che oltre a trasformare l’esperienza di acquisto del consumatore, supportano concretamente logiche di produzione e consumo responsabili. In questo ambito, l’eco innovation punta soprattutto alla riduzione dei materiali consumabili (imballo e riempitivo), riduzione dei costi di trasporto e aumento della produttività dei reparti di imballaggio e confezionamento, senza mai perdere di vista la qualità. Ogni collo deve essere robusto ed in grado di aumentare la Customer Experience: Facile da aprire, difficile da manomettere.

“Proprio andando incontro a queste esigenze Savoye ha perfezionato il sistema, INTELIS Jivaro, che riduce l'altezza dei pacchi per adattarli al volume dei prodotti che trasportano, e INTELIS e-Jivaro, particolarmente adatto alle esigenze dell'e-commerce, permette riduzioni di altezza fino a 25 mm, per pacchetti simili al formato A5. Nessun riempitivo da smaltire. Pack a misura, significa 0% di aria spedita. Il formato del pack permette di tagliare e piegare le alette superiori per adattare l'altezza del cartone al volume del contenuto imballato. Oltre a ridurre la quantità di materiale utilizzato, il sistema garantisce maggior protezione del prodotto e ottima geometria degli imballi per una logistica più agile ed efficiente. L’omogeneità dei materiali utilizzati rende infine semplice l’operazione di riciclo”


etichettatura ambientale

Etichettatura ambientale: il futuro sostenibile del packaging alimentare

Solo un prodotto alimentare su quattro riporta in etichetta le informazioni sul corretto smaltimento della confezione, ma dal 2020 è stato introdotto l'obbligo di etichettatura ambientale.

Il 75% delle confezioni alimentari non sono parlanti. Non dicono se il packaging può essere riciclato e come, o se è destinato invece all’indifferenziato.

Le confezioni di frutta e verdura sono le più comunicative, seguite dalle categorie del freddo, della drogheria alimentare e del fresco; le bevande sono in fondo alla classifica.

Solo il 6,2% degli alimenti ha un imballaggio riciclabile al 100%: l’acqua in bottiglia è la più virtuosa, seguono i prodotti come bevande, carne, frutta e verdura, drogheria alimentare, i freschi e i surgelati. I cibi legati alle ricorrenze e i condimenti freschi, sono i prodotti con le confezioni meno riciclabili.

Questi i dati riportati dall’Osservatorio Immagino di Nielsen e GS1 Italy.

Eppure, oltre la metà dei consumatori italiani dichiara di scartare istintivamente i prodotti con troppo imballaggio e il 47% preferisce gli articoli plastic-free. (Osservatorio Packaging del largo consumo, di Nomisma).

E stiamo parlando solo degli imballaggi alimentari.

Viene ora spontaneo domandarsi:

  • quanti imballaggi vengono smaltiti nel modo sbagliato, perché mancano le informazioni in etichetta?
  • quanti imballaggi sono realizzati ancora con materiali diversi accoppiati, che rendono più complicato il processo di riciclo?

La disciplina nazionale sull’etichettatura

Ecco perché è entrata in vigore la nuova normativa in tema di etichettatura, adottando due delle quattro direttive del Pacchetto sull’economia circolare: la direttiva sui rifiuti; la direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.

Il decreto legislativo n.116 del 3 settembre 2020, recependo la Direttiva UE 2018/852 relativa agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio, apporta modifiche al decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006, e introduce l’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi dal 26 settembre 2020.

La norma impone che

tutti gli imballaggi siano opportunamente etichettati secondo modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili e in conformità alle determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi, nonché per fornire una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi. I produttori hanno, altresì l'obbligo di indicare, ai fini della identificazione e classificazione dell'imballaggio, la natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della decisione 97/129/CE della Commissione

Quali dunque le informazioni che devono essere presenti sulle confezioni?

  • la tipologia di imballaggio (scritta per esteso o con rappresentazione grafica);
  • l’identificazione specifica del materiale;
  • indicazioni sul tipo di raccolta (se differenziata o indifferenziata) e, nel caso si tratti si raccolta differenziata, indicazione della famiglia di materiale di riferimento.

Le linee guida per l’etichettatura ambientale di conai

Sono però numerosi i dubbi interpretativi che la nuova norma ha lasciato aperti e per supportare imprese e cittadini a comprendere meglio la disciplina sull’etichettatura, CONAI,  in collaborazione con l’Istituto Italiano Imballaggio, ha promosso un tavolo di lavoro e pubblicato il 16 dicembre delle Linee Guida che indicano, anche graficamente, come potrà essere strutturata un’etichettatura ambientale.

etichettatura ambientale

L’analisi del testo di legge ha fatto emergere alcuni elementi fondamentali da cui partire per costruire e leggere l’etichetta:

  • i contenuti da riportare sull’etichettatura ambientale degli imballaggi saranno diversi a seconda della destinazione d’uso dell’imballaggio (al consumatore finale o canale B2B);
  • l’etichetta ambientale va prevista per tutte le componenti separabili manualmente dell’imballo. Le informazioni potranno essere riportate sulle singole componenti separabili, sul corpo principale dell’imballaggio o sulla componente che riporta già l’etichetta e rende più facilmente leggibile l’informazione da parte del consumatore finale;
  • è prevista la possibilità di soluzioni digitali come QR code e apposite APP qualora la tipologia di imballaggio non permettesse un’etichettatura chiara;
  • l’ordine delle informazioni e la rappresentazione grafica restano appannaggio del produttore; vi sono comunque alcune indicazioni di preferenza sui colori da utilizzare: Blu per la carta, Marrone per l’organico, Giallo per la plastica riciclabile, Turchese per i metalli, Verde per il vetro, Grigio per l’indifferenziato.

Antonella Manenti, Partner e Art Director di HENRY & CO. sottolinea l’importanza di saper cogliere la grande opportunità di cambiamento che questa nuova norma offre al settore dell’imballaggio internazionale:

L’aspetto grafico risulta fondamentale per agevolare il consumatore nell’interpretazione delle indicazioni per smaltire correttamente l’imballo. Evita quindi il generarsi di frustrazione e di spiacevoli errori a discapito dell’ambiente. 

Non solo, le indicazioni di smaltimento, che un tempo venivano viste solo come tecnicismi e relegate spesso in un angolo semi-nascosto del pack, vengono ora viste di buon grado dal consumatore, che predilige prodotti e aziende che contribuiscono concretamente alla sostenibilità.

Ecco quindi che anche le indicazioni di smaltimento assumono un ruolo chiave nel packaging e vengono messe in evidenza con l’ausilio di illustrazioni o elementi decorativi capaci di risaltare e semplificare la lettura, ma anche di raccontare qualcosa in più dell’azienda.


Non perdere il 19 Febbraio (h14.00/17.00)

“ECO-CLEANING REVOLUTION: YOUSEA CASE HISTORY”

Il titolo dell’intervento di Antonella Manenti in occasione del convegno Green Future Is Now 2021 

green future is now 2021

Tempi di adeguamento e le imprese e decreto milleproroghe

Tornando alla norma entrata in vigore il 26 settembre, l’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi, non ha previsto periodi transitori per consentire l’adeguamento alle nuove prescrizioni da parte dei soggetti obbligati.

Fin da subito, dunque, CONAI, Confindustria e molte altre Associazioni hanno proposto un regime transitorio di diciotto mesi che consentisse ai produttori e agli utilizzatori di imballaggio di adeguare i propri processi produttivi e gestionali ai nuovi obblighi previsti dalla norma.

Regime transitorio concesso dal legislatore con Decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183 (c.d. decreto Milleproroghe), che prevede la sospensione, fino al 31 dicembre 2021, dell’obbligo di etichettatura ambientale. 

Il Decreto Milleprororoghe ha temporaneamente sospeso l’obbligo di riportare sugli imballaggi destinati al consumatore finale le indicazioni che riguardano il fine vita dell’imballaggio, mentre resta invece in vigore l’obbligo di apporre su tutti gli imballaggi (primari, secondari, terziari) la codifica identificativa del materiale. E le imprese del settore avranno un anno di tempo per adeguarsi all’obbligo e prevedere anche questa informazione sugli imballaggi destinati al consumatore finale.


packaging sostenibile ecodesign

Un software misura la sostenibilità degli imballaggi, un artista lo trasforma in oggetto di EcoDesign.

Le misure di contenimento della pandemia e le diverse fasi di lockdown hanno inevitabilmente influito, e modificato, alcune abitudini di consumo, sia per canale che per prodotto.

Oltre all’accelerazione dell’ormai strutturale trend di crescita delle vendite on line, si è registrato uno spostamento massivo degli acquisti verso prodotti di base ed essenziali quali farina, riso, latte, conserve, lievito e prodotti per l’igiene personale, come parafarmaci e igienizzanti.

Al centro dell’attenzione, come elemento strategico e trasversale per entrambi i fenomeni, il packaging e le sue caratteristiche principali di preservare l’integrità e la qualità del contenuto.

Integrità e qualità

Perché l’imballaggio, oltre a dover consegnare il prodotto intatto in ogni suo aspetto strutturale, deve conservarne la qualità su medio e lungo periodo, che si tratti di profumo, sapore, consistenza, salubrità, garantendone la sicurezza igienica e preservandoli da qualsiasi tipo di manipolazione o contaminazione esterna.

In ogni fase di lavorazione e del trasporto, aggiungiamo noi, pensando al food delivery.

Flessibilità, personalizzazione, innovazione e sostenibilità, sono gli ingredienti cardine che guidano l’innovazione del settore, in un periodo di forte fermento.

Una opportunità per chi progetta e produce packaging, per chi lo utilizza come imballo, ma anche per chi lo adotta come strumento di comunicazione.

Immagine e posizionamento

Già, perché alla crescita del settore corrisponde una crescita proporzionale del suo impatto ambientale, dalla materia prima, al riciclo e recupero e il pack rappresenta il primo impatto con qualsiasi acquisto, la veste del prodotto, il biglietto da visita del produttore. Il primo possibile strumento di comunicazione per un messaggio di sostenibilità ambientale e sensibilizzare i consumatori. O rivolgersi in modo empatico ai consumatori già sensibilizzati.

packaging sostenibile ecodesign
Il nuovo imballo sostenibile di Mielizia per la vendita online, plastic free, 100% in cartone FSC, 100% riciclabile

Ma cosa si intende per packaging sostenibile?

Non è solo una confezione riciclabile, ma un progetto, un sistema di prodotto.

Partendo dal presupposto che in fase di progettazione viene definito l’80% degli impatti che un imballaggio avrà nel corso del suo ciclo di vita, Conai si è fatto promotore del progetto EcoDtool per favorire la ricerca di un design sostenibile del packaging. Il nuovo EcoDTool 2020 è uno strumento web di analisi semplificata che misura l’impatto ambientale del pack e permette di simulare delle azioni di miglioramento.

Un packaging sostenibile è dunque un progetto, concepito per risparmiare sulla materia utilizzata, prodotto in parte o totalmente, con materie prime riciclabili, studiato per favorirne il riciclo e il recupero, seguendo processi che possano rappresentare vantaggi e risparmio nell’ottica di impronta ecologica. Il suo ciclo di vita naturale potrebbe seguire diverse strade: un ulteriore riciclo a fine utilizzo, il riuso o la trasformazione.

Il concetto di trasformazione, rappresenta nello specifico una ulteriore fonte di ispirazione per chi opera nel settore del packaging. Introducendo l’ipotesi di una nuova vita, si crea una virtuosa sinergia tra praticità e creatività, tra il mondo del packaging e quello del design.

"Un’ape gigante in 3d? un porta penne? una lampada?" propone Antonella Manenti, Art Director di HENRY & CO., mostrando i diversi oggetti creati trasformando il pack di Mielizia (il brand di CONAPI, Consorzio Nazionale Apicoltori), valorizzato in ecodesign.

"L’ape in cartone FSC è meravigliosa - sorride Laura Betti Marketing Executive CONAPI - e rappresenta magistralmente la nostra forza lavoro, la nostra mascotte, il nostro pay off: insieme per la biodiversità"

packaging sostenibile ecodesign
I prodotti realizzati da HENRY & CO. riutilizzando il packaging di Mielizia

Nel 2020, CONAPI ha registrato una notevole impennata delle vendite, retail e on line, spingendo fin da subito i soci a domandarsi come poter strutturare logistica e spedizioni riducendo al minimo l’impatto ambientale degli imballi, pur mantenendo massima la flessibilità degli ordini, in varietà e formati, e preservando l’integrità dei prodotti in consegna. Trattandosi in larga parte di barattoli di vetro, infatti, robustezza e resistenza agli urti, rappresentano un requisito essenziale del pack.

"Sono state le api a suggerirci la soluzione: – prosegue Laura - una struttura alveolare, un reticolo modulabile di cartone riciclato, che viene strutturato incastrando i pezzi in base a ciò che la scatola deve contenere, creando, a misura, spazi di sicurezza e distanziamento per ciascun barattolo e prodotto. Siamo così riusciti a eliminare completamente la plastica, pluriball, dall’imballo, anche lo scotch è di carta, ridotto l’utilizzo di materiale, ma anche le rotture dei barattoli:  il cartone FSC utilizzato è molto resistente, e ora, con l’aiuto di HENRY & CO. vogliamo fare un altro passo, e suggerire la trasformazione."