Città e comunità sostenibili. A che punto siamo?

L’Obiettivo 11, dell’Agenda 2030 Onu punta a creare condizioni di vita sostenibili nelle città e nelle comunità: “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”. Il punto 2 specifica che ciò significa anche fornire, entro il 2030, l’accesso a sistemi di trasporto sicuri, sostenibili, e convenienti per tutti e migliorare la sicurezza stradale.

Mobilità urbana e regionale, elettrificazione dei trasporti e sicurezza delle infrastrutture stradali sono le direttrici primarie per implementare una mobilità sostenibile di merci e passeggeri e la transizione ecologica dell’industria automotive.

E in Italia, soprattutto, che ancora oggi soffre di un grave deficit rispetto agli altri Paesi europei in termini di sostenibilità, elettrificazione, qualità dell’aria, ciclabilità, riqualificazione dello spazio pubblico, trasporto collettivo, sicurezza stradale, logistica sostenibile.

Avoid, Shift e Improve: ridurre il traffico, passare a modalità di spostamento più efficienti e a basso impatto ambientale, migliorare l’efficienza dei mezzi di trasporto. Questi i concetti cardine su cui si basa la strategia europea per decarbonizzare e rendere sostenibile la mobilità. Ricordiamo che le emissioni generate dal settore trasporti rappresentano il 28% delle emissioni di gas serra dell’Ue.

Sono due le principali leve che puntano a questo orizzonte: destinare parte dei 750 miliardi di dollari dei programmi di Recovery Fund alla mobilità sostenibile; gli obiettivi sulle emissioni già fissati a livello comunitario, vale a dire il Green Deal europeo.

Per raggiungere i prossimi traguardi di decarbonizzazione, il primo nel 2025 e il successivo nel 2030, i Paesi finora poco penetrati dall’offerta elettrica dovranno presto recuperare terreno, diventando i mercati con i più alti potenziali di crescita.

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Foto © Nito

Come si muove l’italia

La novità più importante per il nostro Paese arriva senz’altro dal Decreto Rilancio dello scorso 31 luglio, che prevede fino alla fine di quest’anno specifici incentivi per l’acquisto di veicoli a emissioni ridotte, attraverso l’ecobonus

Ma assistiamo alla diffusione di un altro importante fenomeno nel mondo dei trasporti, che potrebbe concorrere in modo importante al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Lo sharing. Auto, bici, scooter non più di proprietà, ma condivisi. Aumenta l’offerta sharing in Italia che, prima dell’emergenza coronavirus, è arrivata a coinvolgere oltre 5 milioni di italiani (1 milione in più in 2 anni). I servizi attivi, tra car sharing, scooter sharing, car pooling, bike sharing, superano le 360 unità, per ben 33 milioni di spostamenti, con una media di 60 al minuto.

Perché la mobilità è multiforme e l’utenza diversificata; e quando si sceglie di utilizzare un mezzo di spostamento, lo si fa per raggiungere un amico o un locale, il posto di lavoro o un cliente. Oppure per trasportare qualcuno o qualcosa, o tante cose. A volte anche ingombranti.

E prendendo spunto proprio da queste considerazioni, si è mosso e continua a muoversi la start up NITO.

NITO, Nuova Industria Torinese, nasce nel 2015 ed è un concept 100% italiano. Progetta produce e commercializza veicoli elettrici a due ruote e punta ad un design originale, elegante, con materiali di pregio e uno stile ispirato all’italianità. Supportata da innovazione tecnologica d’avanguardia.

César Mendoza - Nito
César Mendoza

NITO rappresenta egregiamente la tradizione della città piemontese, culla storica dell’industria automotive italiana. E intende recuperare il ruolo di primo piano del territorio nel settore delle due ruote che si è perso nel tempo.

E César Mendoza, torinese per adozione, 12 anni alla direzione dell’Istituto Europeo di Design di Torino (IED) e 16 come presidente di Sumo Design, è fondatore nonché direttore creativo dell’azienda.

E rappresenta egregiamente la filosofia aziendale: le due ruote elettriche sono la via principale per risolvere i problemi della mobilità urbana: praticità, tanta coppia, silenziosità, e risparmio. 

Quando abbiamo dato il via a questa avventura – mi spiega César con piglio sicuro ed energico – siamo partiti dall’assunto che il traffico nuoce alla qualità della vita, e in molteplici modi. Anche nel comfort del nostro abitacolo, il traffico è unconfort, disagio: uno spreco di tempo, che spesso innervosisce e indispone, un costo (non solo benzina, ma in parcheggi, zone ZTL o multe), inquinamento, anche acustico!, e poco piacere nel tragitto.

La domanda che ci siamo allora posti è stata questa: come andare da un punto A a un punto B, in modo piacevole, veloce e responsabile? l’auto non può esser la risposta, non è funzionale, solo le due ruote possono candidarsi a soddisfare queste esigenze, che diventano un’opportunità: per riscoprire la città, recuperare tempo, risparmiare, riconciliarsi con il concetto di spostamento. Così siamo partiti dal monopattino, e ci siamo spinti fino alla supermotard.

E non sottovalutiamo la componente etica. La scelta della mobilità elettrica implica anche un impegno di responsabilità sociale e ambientale: essere meno ingombranti, meno rumorosi, meno inquinanti, ed essere anche un esempio di buona pratica e impegno in direzione della transizione ecologica nella logica di una riduzione complessiva dell’umana impronta ambientale.

OGNI PRODOTTO NITO È UN CONCENTRATO DI DESIGN E TECNOLOGIA. 

Con NES (NITO Electric Scooter), NITO ha voluto creare qualcosa di originale, che si differenziasse da qualsiasi altro mezzo oggi presente sul mercato. 

Il tocco di classe è dato dalla pedana in legno, che è in compensato marino curvato disponibile in tre texture diverse e che, insieme alla sella molto minimal con struttura tubolare in acciaio, ricorda subito l’ambiente di uno yacht oppure il lungomare di diverse città mediterranee.

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Foto © Nito

Numerose le personalizzazioni possibili: scegliendo tra colori di scocca, sella, pedana e del profilo delle gomme sono disponibili ben 72 combinazioni differenti. Personalizzabile anche la guida: con una levetta scegli se il tuo mood sarà sport, eco o low.

Nella fase di analisi di posizionamento del brand – prosegue César con il suo brillante entusiasmo -, abbiamo voluto partire dal punto di osservazione del consumatore, orientandoci a una visione consumocentrica. Il parco scooter esistente restituiva un’immagine di prodotto indifferenziata dove lo stesso identico mezzo, per prestazioni e design, accompagnava lo sportivo con il borsone in palestra, l’avvocato con la valigetta in studio, l’operaio con gli attrezzi al cantiere o il pony con la cena per 10 persone da un ristorante verso un appartamento.

Abbiamo voluto dunque puntare alla differenziazione e alla customizzazione, posizionandoci su un mercato di medio alto livello e creando un’identità distintiva.

La stessa filosofia ha portato alla nascita di Cargo&Share, la cui ingegnerizzazione mira a creare lo scooter da lavoro e condivisione, progettato per poter annettere e integrare diversi contenitori/bagagli a seconda della funzione di trasporto. Un design che mantiene eleganza e carattere, cui si sommano elementi di solidità e sicurezza per garantire massima soddisfazione all’utilizzatore. Il primo prototipo di Cargo&Share sarà presentato verso la fine del 2021.

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Foto © Nito

César, secondo te le città sono pronte ad accogliere e supportare la mobilità elettrica?

non posso affermare che lo siano le città, lo sono sicuramente i cittadini. Negli scorsi anni abbiamo assistito alla diffusione della pedalata assistita, che ha fornito un formidabile assist alla mobilità elettrica. Un promo light dello scooter, che ha dato modo di familiarizzare con questa nuova tecnologia e sperimentarne le potenzialità.

Sappiamo anche che l’elettrico potrà beneficiare fino al 2026 dell’ecobonus, un incentivo che certamente costituisce un ottimo volano per la diffusione della mobilità sostenibile, una opportunità per i consumatori e dunque anche per i produttori.

Vogliamo lanciare una sfida? puntiamo a un tasso di penetrazione del 15% della mobilità elettrica entro il 2025?

nitobikes.com