Stari Ribar, il progetto artistico di Massimo Marchiori: una missione per il futuro del pianeta, un messaggio di educazione e sensibilizzazione sui rifiuti di plastica, una creazione artistica e di design che sposa la strategia delle 5 R dei rifiuti: riduzione, riuso, riciclo, raccolta e recupero.

Un mondo (di) spazzatura

Oggi la plastica è indubbiamente uno dei materiali più discussi e al centro di ogni disputa legata alla questione rifiuti. Il fatto di derivare dal petrolio, poi, non aiuta certamente a migliorarne la reputazione.

Ma caratteristiche e prestazionalità di questo materiale sono decisamente eccezionali. 

Non esistono a oggi materiali in grado di sostituire la plastica, né è urgente cercarli. Oltre ad avere proprietà uniche di flessibilità e igiene, moltissimi oggetti in plastica sono progettati e creati per durare per molto tempo e per diversi usi. 

Ma come spesso accade, le posizioni estreme, pur essendo le meno ragionevoli, sono anche quelle che creano i trend.

Accodandosi dietro un generico slogan #plasticfree, si sono moltiplicate le campagne pronte a demonizzare la plastica, scatenando acritiche correnti di pensiero capaci di raccogliere un veloce consenso dell’opinione pubblica.

Ma l’inquinamento da rifiuti, ricordiamolo, è un universo di oggetti e materiali. La plastica solo una parte.

Acqua, aria, terra. Gli ecosistemi del nostro Pianeta sono al collasso e soffocati dalla sconsideratezza nostra e delle generazioni precedenti hanno prodotto, consumato e buttato.

Oggi nei mari, c’è di tutto. Una discarica indifferenziata.

Cosa si fa e cosa si può fare per ripulire i mari

Ognuno di noi può e deve contribuire a salvare il mare: non buttare la lattina vuota in acqua, o raccogli quella che sta galleggiando davanti a te.

Agire responsabilmente per non inquinare e per ripulire dall’inquinamento.

Riduzione, riuso, riciclo, raccolta e recupero – come già abbiamo raccontato in #VOICES – su iniziative individuali o collettive, private o pubbliche. Ma diffuse e condivise.

Pensiamo a Ocean Cleanup, progetto nato per ripulire la gigantesca isola di spazzatura galleggiante del Pacifico, nota come il Great Pacific Garbage Patch; alla missione scientifica Kasei, progetto lanciato dall’Ocean Voyages Institute (OVI) della California, che ha già portato via più di 100 tonnellate di detriti. 

E nel Mare mediterraneo?

#MissioneSpiaggePulite 2021, è il Tour Plastic Free organizzato da WWF per ripulire spiagge e fondali dai rifiuti di plastica. Roteax, è un sistema, elaborato da un’azienda friulana, che recupera residui plastici in acqua e li trasforma già sulle navi in materie prime seconde.
Sailing for Enviroment (www.sailingforenvironment.org) è il progetto avviato da Valeria Serra, scrittrice e navigatrice, e Mike Bava, skipper oceanico: navigando tra le isole dell’Arcipelago sardo a bordo de La Bimba, un First di 40.7 piedi, organizzano regate e crociere ecosostenibili dove a fine giornata è obbligatoria la raccolta della spazzatura in spiaggia. 

Il progetto LifeGate PlasticLess, vede l’utilizzo dei cosiddetti Seabin, sorta di cestini della spazzatura acquatici, per ripulire mari, laghi e darsene cittadine da plastica e microplastica. Funzionano 24 ore al giorno, possono trattare 25mila litri di acqua all’ora e contengono fino a 20 kg di rifiuti. 

Dai rifiuti di plastica all’ARTE 

Ma c’è chi è partito da una vocazione ecologista ed è approdato a una forma di arte.
Oppure, è partito da un’indole creativa e l’ha coniugata con una missione ecologista.  

Parlo di Massimo Marchiori, artista, designer e scultore, che da circa 15 anni realizza i suoi pesci lampada, ripulendo i mari dai rifiuti di plastica.

Massimo Marchiori di Stari Ribar e la sua arte-in plastica
Massimo Marchiori intento a raccogliere i rifiuti di plastica per realizzare le sue opere d’arte

Il progetto di Massimo Marchiori è, prima di tutto, una missione ecologista che nasce quando nel 2010 comincia a percorrere kilometri di spiaggia per raccogliere sistematicamente i rifiuti di plastica che la imbrattano, maltrattano, deturpano…soffocano.

Ben presto, a questa missione si sommano la vocazione artistica e il carattere comunicativo di Massimo. I rifiuti di plastica, si ri-compongono in nuove forme, e danno VITA a nuovi oggetti che raccontano una storia triste e parlano di futuro. Un pesce fatto con corda, mezza bottiglia e un rastrello; un cavallo, nato da un barattolo, una rete e un galleggiante. Nuove storie che portano un messaggio importante per tutto il Pianeta e reclamano una globale riflessione critica.

Le lampade Stari Ribar – che in lingua croata significa pescatore esperto – sono oggetti unici di design, vengono plasmati dallo scultore insieme alla materia originale del cartone, e in esso fusi, sperimentando. Pesci variopinti, cavalli imbizzarriti, barche e sottomarini. 

Tra un pettine, una gruccia e un pezzo di lattina, si apre un occhio, una lampadina che illumina un ambiente e accende la responsabilità di chi coglie un messaggio che si diffonde nella stanza insieme alla luce: smettiamola di inquinare i mari!

Abbiamo incontrato questo artista speciale, per capire e amare ancora di più la sua arte.

 

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Massimo, secondo te quale è il potere comunicativo dell’arte?

“Da artista e appassionato, penso che ogni forma di arte debba sempre comunicare un messaggio, chiaro e forte.

Ogni opera deve aver una sua matericità e un suo contesto, riconoscibile e condiviso.

La missione più importante per me è il messaggio che questi oggetti portano con sé, un messaggio di presa coscienza e sensibilizzazione per l’allarmante livello di inquinamento dei mari.
Anche per questo motivo ho scelto di non seguire i modi e canali canonici dell’arte – gallerie, esposizioni – e prezzi elevati.

Desidero che i miei pesci trovino posto nelle case di tutti, che possano essere acquistati in una libreria, in un negozio di arredamento, o da un falegname, e a un prezzo democratico. 

Più pesci vendo, più plastica posso raccogliere.

Molte delle tue opere hanno colori sgargianti e decisi, quale la tua logica nella scelta dei colori?

“Partiamo dalla constatazione che buona parte delle mie sculture sono molto simili tra loro, perché la tipologia di materiale che trovo e uso non è molto vario. 

Bottiglie, lattine, sacchetti, reti, tappi, corde. Gli oggetti più frequenti sono quelli legati alla pesca: le reti per la raccolta delle cozze, cassette da pesca, gabbie.
E i pezzi di rete sono tra gli oggetti più pericolosi per la fauna marina: si chiamano reti fantasma, perché restano sospese tra il fondale e la superficie, invisibili agli occhi dei pesci e dei mammiferi che vi restano incastrati.

Per animare e ridare vita a questi scampoli di oggetti, rottami del consumismo maleducato, devo dare loro una forma, trasferendo nella materia spenta un’ispirazione creativa e vitale.

Parte di questa vitalità è data dalla vivacità delle tinte. Uso colori completamente atossici, quindi ho una gamma colori abbastanza limitata e sono ovviamente tutti opachi. 

La vivacità dei colori è in contrasto alla tristezza della materia prima, alle ore di amara riflessione mentre con la mia barca ho raccolto dalle acque quegli oggetti abbandonati.
Trovo questi oggetti a imbrattare posti meravigliosi, galleggiare in baie dalle acque cristalline, trovo gli animali soffocati e imprigionati da questi oggetti, trasformati in arme letali dalla nostra incuria e inciviltà.

Tante volte, tantissime, trovo una bottiglia di plastica, un flacone, o una tanica con dentro ancora parte del contenuto, spesso olio chimico, motore, e attorno un terribile alone oleoso dai riflessi multicromatici….raccolgo la bottiglia, la tanica, ma la macchia di mare malato non posso che fissarla con amarezza: per quella, con quella, non posso farci nulla…

 

 

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Sul sito di Stari Ribar è possibile ammirare i pesci Made in Silba e Made in Venezia, e tutti portano il nome di una stella; ci sono anche I Piccolini, “battezzati” con nomi di isole sparse per tutto il mondo. Le Barchette, realizzate con legno levigato dal mare, pezzi di corda consunta dalla salsedine e piccoli pezzi di plastica, che ricordano i battelli sui quali, da bambini, saremmo voluti salpare per andare alla scoperta di terre lontane. Per adottare uno dei “pesci fantastici” di Massimo Marchiori non è necessario essere dei sub professionisti o degli appassionati di pesca: basta un tuffo nel suo sito internet o un giro nel suo negozio di Verona basterà per conoscere tutti gli esemplari disponibili e per portare a casa una storia unica, nel pieno rispetto della natura.

 

Antonella Manenti HENRY & CO.Antonella Manenti
Art Director HENRY & CO.