Foto in copertina: Steve Marcus/Reuters

HENRY & CO. si è chiesta qual è l’approccio di Google al climate change e agli obiettivi dell’Agenda2030

“In un momento di grandi sfide, abbiamo bisogno che le aziende agiscano con coraggio e guardino oltre l’orizzonte…”
Andrew Steer, presidente, World Resources Institute.

Avete notato la scritta che è comparsa da qualche giorno sulla Home Page di Google?

google transizione ecologica

Potevamo sospettarlo, ma ora ne abbiamo la certezza: la sostenibilità è stato un valore fondamentale per Google fin da quando, venti anni fa, Larry Page e Sergey Brin l’hanno fondata. 

È stata la prima grande azienda a diventare carbon neutral nel 2007, compensando anche le emissioni pre-2007 con l’acquisto dei crediti di carbonio, e la prima, nel 2017, a far coincidere il consumo di energia con il 100% di energia rinnovabile.

In altre parole, in questo momento Google ha una carbon footprint pari a zero, ed è il maggiore acquirente mondiale di energia rinnovabile.

Risultati importanti, ma parte di un percorso ancor più impegnativo.

“Alcuni anni fa un’inondazione ha devastato Chennai, la città in cui sono cresciuto. Vedere le immagini di quel luogo – che durante la mia vita aveva attraversato periodi di estrema siccità – ricoperta di acque alluvionali, ha davvero fatto sentire l’impatto del cambiamento climatico molto più vicino a casa.”
Sundar Pichai, CEO Google

Oggi, nel suo terzo decennio di azione climatica, Google ha voluto fare un grosso passo avanti verso un futuro carbon-free globale, e per farlo ha tracciato un programma ben definito di azioni.

L’impegno di Google ora punta a un obiettivo ancora più ambizioso, e complicato: operare con energia priva di emissioni di carbonio ovunque, in ogni momento, entro il 2030.

Il primo passo sarà l’utilizzo di energia carbon-free 24 ore su 24, 7 giorni su 7 con drastica riduzione dell’impatto ambientale dell’intera infrastruttura cloud: ogni email inviata su Gmail, ogni domanda posta al Motore di Ricerca, ogni video visto su YouTube, e ogni ricerca su Maps utilizzeranno energia pulita in qualunque ora di qualunque giorno.

Ma solo una parte dell’energia viene utilizzata per alimentare i server, la restante parte viene assorbita dall’intera infrastruttura. Attraverso lunghe e complesse operazioni di efficientamento e i suggerimenti del machine learning proprietario, Google è riuscita a ridurre questa energia infrastrutturale dell’11%, e del 30% l’elettricità necessaria per il raffreddamento dei server .

DeepMind e Google Cloud renderanno presto questa soluzione tecnologica disponibile a livello globale per aeroporti, centri commerciali, ospedali, data center e altre strutture (cfr blog di Google Cloud).

Un altro passo importante è quello di continuare a incorporare i principi di economia circolare nei processi di gestione dei server e dell’infrastruttura cloud. Google riutilizza più volte i materiali, ricondizionando e rigenerando l’hardware per ridurre la quantità di rifiuti generati e si impegna in soluzioni migliori per lo smaltimento, come riciclaggio e rivendita. 

google flow resources data centers big tech
Flusso delle risorse dei Data Center di Google © Copyright Google

Investire in energia Carbon Free

Attraverso una serie di investimenti, entro il 2030, Google intende rendere disponibili 5 gigawatt di nuova energia carbon-free nelle principali aree industriali e supportare città e partner a ridurre le emissioni di carbonio all’anno.

Non dimentichiamo che le città creano il 70% delle emissioni nel mondo. Lo strumento Environmental Insights Explorer aiuta oggi più di 100 città a tracciare e ridurre le emissioni dei propri edifici e mezzi di trasporto, e a massimizzare il loro utilizzo di energia rinnovabile, informandole sul loro potenziale di energia solare. L’obiettivo è quello di estendere questo strumento a 3.000 città a livello globale. Nel frattempo Google supporta oltre 500 città e governi locali a ridurre le proprie emissioni di carbonio per un totale di 1 gigatone l’anno entro il 2030 – è l’equivalente delle emissioni di carbonio di un Paese grande come il Giappone. Cities: where climate action can have the most impact

Infine, Google collabora con una rete di organizzazioni per l’ambiente, associazioni no profit, organizzazioni sociali e università per un approccio scientifico alle problematiche di riforestazione e la restaurazione del patrimonio boschivo.

I prodotti di Google stanno già aiutando le persone a fare scelte più sostenibili nella vita quotidiana, che si tratti di usare Google Maps per ottimizzare gli spostamenti oppure attraverso Google Flights che propone le opzioni di volo a minore impatto ambientale. L’idea è quella di proseguire in questa direzione e implementare molti altri strumenti e informazioni, e trovare nuovi modi per aiutare persone e aziende a fare scelte più sostenibili.

“In un momento di grandi sfide, abbiamo bisogno che le aziende agiscano con coraggio e guardino oltre l’orizzonte…Questo è ciò che Google sta facendo nel definire la sua visione per un futuro privo di emissioni di carbonio. In qualità di grande e crescente consumatore di energia, Google sta andando oltre il suo profilo energetico per ridurre le emissioni attraverso foreste, restauri, città, tecnologia e altro ancora. Non vediamo l’ora di vedere come Google raggiungerà i suoi obiettivi e speriamo che ispirino altri per sviluppare strategie per decarbonizzare l’economia.”
Andrew Steer, presidente, World Resources Institute.

google big tech sustainability
© Copyright Google

Quale l’impegno delle altre Big Tech?

FACEBOOK

Anche Facebook ha annunciato una serie di iniziative finalizzate ad azzerare le emissioni derivanti dalla propria attività, nel nome della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente, a partire dalla creazione di Climate Science Information Center.

Una sorta di hub, che raccoglie notizie e informazioni sul tema provenienti da fonti ufficiali e affidabili, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la vastissima audience del Social Network alla tematica, suggerendo azioni che possano contribuire concretamente a combattere il riscaldamento globale.

Da dicembre 2020, il CSIC (Climate Science Information Center) è attivo e funzionante in tutte lingue e in tutto il mondo, con contenuti personalizzati in base all’area geografica di provenienza degli utenti. 

Questo hub non è solo informativo, ma suggerisce anche azioni concrete per contribuire a ridurre l’inquinamento lanciando diverse challenge per creare engagement e sensibilizzare gli utenti alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente. Ogni volta che 100 mila persone accettano la sfida condividendo il proprio post, Facebook si impegna a donare 100 mila euro alla Arbor Day Foundation, la più famosa associazione no profit dedicata alla riforestazione e piantagione di alberi.

AMAZON

Entro il 2030, Facebook si impegna ad azzerare le emissioni derivanti dalla propria attività.

La Terra è l’unica cosa che tutti noi abbiamo in comune – proteggiamola, insieme
Jeff Bezos, fondatore Amazon.

Con questo breve messaggio Jeff Bezos ha annunciato la nascita del Bezos Earth Fund, fondo che a partire giugno 2020 è destinato a sovvenzionare scienziati, organizzazioni non governative, attivisti ed esperti in materia ambientale affinché vengano trovate soluzioni per salvaguardare il pianeta.

amazon big tech sustainability
© Copyright Amazon

10 miliardi di dollari: è stato l’investimento iniziale messo a disposizione da Amazon al fondo. Un fondo alla cui nascita ha fortemente contribuito la voce di tutto l’organico del colosso online.

Sono già in corso diversi progetti avviati.

Amazon da tempo dimostra un notevole impegno nei confronti della sostenibilità attraverso programmi come il Frustration Free PackagingShip in Own Container; Shipment Zero. Rivoluzioni che richiedono la collaborazione di tutta la filiera, dai fornitori sino al cliente finale.

Amazon ha disposto inoltre una rete di parchi eolici e fotovoltaici (entro il 2025 l’azienda sfrutterà unicamente energia da fonti rinnovabili) e ingenti investimenti nell’economia circolare con il Closed Loop Fund

A fine di questo anno, un’altra dirompente novità: dal 21 dicembre 2021, Amazon blocca la commercializzazione di tutti oggetti in plastica monouso. Compreso i prodotti in plastica oxodegradabile, realizzati cioè con plastiche a cui vengono aggiunti additivi durante il processo produttivo per accelerarne la frammentazione e velocizzarne la degradazione. L’interruzione riguarderà tutti i Paesi dell’Unione Europea in cui il colosso dell’e-commerce opera.

“Sono certo che ci sono leadership aziendali in grado di stabilire standard rivoluzionari per affrontare il cambiamento climatico, approcci che accelerano nella pratica e nella consapevolezza la transizione energetica. Dobbiamo trarre ispirazione e cogliere l’occasione per fare community e insieme impegnarci per il nostro pianeta, che, come ben sappiamo non è nostro, ci è stato dato in prestito.” 

Alex Crestan