legno risorsa rinnovabile pircher voices henry & co.

Il legno è una risorsa rinnovabile, riciclabile e sostenibile: se gestita responsabilmente

HENRY & CO. incontra Pircher e la sua passione per il legno: una famiglia che da tre generazioni sviluppa il suo business in collaborazione con la Natura. 

Il legno piace all'Europa, all'Italia e a HENRY & CO.

Anche in tempi di crisi e di incertezza per il futuro, questo grande classico dell’arredamento cattura le attenzioni di chi ha deciso di rinnovare casa. E proprio il tempo maggiore trascorso all’interno delle mura domestiche ha aumentato la voglia delle persone di rendere la propria abitazione ancora più confortevole e adatta alle proprie esigenze.

Il merito è della possibilità di rinnovare, reinventare e modulare questo materiale in infiniti modi diversi, riuscendo sempre a mantenere quel fascino classico e naturale che è la sua vera forza.

Mobili, parquet e accessori, infatti, sono senza dubbio elementi che trasmettono eleganza e forte senso estetico, e perché no, anche etico, oltre a rendere l’atmosfera più familiare e accogliente. 

La crescita della domanda, ha stimolato il mercato a cercare sempre nuove offerte, innovative e moderne. Viene valorizzata una materia prima di pregio e che possibilmente sia certificata come ecosostenibile. Si cerca dunque un legno che non solo renda più bello e confortevole l’appartamento, ma che allo stesso tempo tuteli anche la salute e la qualità dell’aria.

legno risorsa rinnovabile pircher voices henry & co.
© Copyright Pircher

L’emergenza sanitaria ci ha resi ancora più attenti all’ambiente e il legno è il materiale perfetto da cui ripartire.

Vi scrivo questa puntata di #VOICES dalla mia postazione, un appezzamento di rovere, parte di una imponente tavola grezza che condivido con i miei colleghi. Un’originale scrivania naturale, ricavata da un enorme rovere caduto a Ferrara.

Una passione condivisa per il legno

E proprio la passione condivisa per questa materia prima ci ha portato a voler incontrare e raccontare la famiglia Pircher, che lavora il legno da tre generazioni, attribuendo sempre grande importanza alla tradizione e alla sostenibilità che questo materiale contempla e ispira.

L’Alto Adige, la sua cultura e le sue tradizioni, hanno plasmato i novant’anni di vita dell’azienda. La varietà di alberi dell’Alto Adige, come la disponibilità di specie legnose, non potrebbe essere più ampia: dall’abete rosso al larice al cirmolo, dall’acero di monte all’ippocastano al salice caprino. 

Avere una passione per il legno, significa anche avere un rapporto responsabile con questo prezioso ed eccezionale materiale. Rispetto, risparmio e minimo spreco; recupero. Limitare l’impatto ambientale nella raccolta e nella lavorazione, ma soprattutto tenere sempre sotto controllo l’impronta ecologica e lavorare per mantenere l’equilibrio.

Pircher si è da sempre assunta l’impegno etico di prendere decisioni responsabili e sostenibili a favore dei boschi, della regione e di coloro che la abitano. E questo nella piena consapevolezza che solo un rapporto di rispetto reciproco tra azienda e natura, può generare l’equilibrio per il beneficio e la sopravvivenza di entrambi.

Spazio alle linee di produzione sostenibili

E proprio seguendo questi principi l’assortimento sta arricchendosi di nuove linee di produzione.
Per quanto riguarda il mondo dell’arredo outdoor, Pircher si sta impegnando a ridurre gradualmente la storica linea di prodotti Tartaruga (in legno impregnato in autoclave) sostituendola con legni “organici” brevettati di origine Svedese e Norvegese: Organowood e Kebony.

  • OrganoWood® è un legno modificato al silicio e dotato di certificato ambientale, ideale per la realizzazione di facciate e terrazze. La tecnologia OrganoWood® è stata sviluppata per modificare legno di pino e abete rinunciando totalmente all’impiego di sostanze tossiche e nocive. Questa tecnologia brevettata, che aumenta la resistenza e la capacità di conservazione del legno anche in condizioni ambientali molto difficili, si ispira al naturale processo di fossilizzazione, nel quale i minerali penetrano nel materiale organico mineralizzandolo.
  • La tecnologia Kebony® è un procedimento ecologico, sviluppato e brevettato in Norvegia. Il trattamento permette di trasformare il legno tenero in legno duro ad alta prestazione, che in termini di estetica e di performance non ha nulla da invidiare ai legni duri di origine tropicale.

Ad esse si aggiunge il larice, il legno km0, dal quale nasce la linea per il giardino dal design eco-friendly: Bioline. 

Il legno dei prodotti Bioline proviene da boschi a deforestazione controllata e gestiti secondo i criteri internazionali di sostenibilità delle foreste. Caratteristica che ha permesso all'azienda di essere certificata PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification). Grazie all'utilizzo di questo legname le foreste vengono mantenute e migliorate.

Con le risultanze di lavorazione del legno di alta qualità Pircher produce gli Eco bricchetti Pircher 100% naturali e privi di sostanze chimiche. I bricchetti vengono poi venduti nei punti vendita fai da te come fonte di riscaldamento per le abitazioni dando così una seconda vita al legno.

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© Copyright Pircher

#VOICES: la parola a Claretta Dondi, Marketing & Communication Specialist

HENRY & CO. “Buona parte del fatturato di Pircher è legato al mondo della creatività e del fai da te, in questo periodo in cui l’attenzione per la casa e il giardino è cresciuta particolarmente, avete rinnovato o implementato i prodotti e le linee dedicate?

Claretta Dondi “Noi lo chiamiamo effetto nido. Il desiderio crescente di valorizzare la casa e, senza stravolgere nulla, dare nuova vita all’appartamento, al terrazzo, al giardino. Il nostro compito è quello di fornire materiale di qualità alle persone. Accompagnando, sostenendo e dando spazio alla loro creatività. Prodotti finiti, assemblati, semilavorati, perline, listelli. Tutti prodotti con cui poter scatenare la fantasia e realizzare piccoli progetti”

HENRY & CO. “Ti viene in mente un prodotto in particolare delle linee outdoor che ci consiglieresti o raccomanderesti per le nostre case?”

Claretta Dondi “Sicuramente le pavimentazioni bioline, per terrazze e giardini. Abbiamo sviluppato una linea premium, senza nodi, che dona una bellissima luce agli spazi. Insieme agli altri elementi della linea (come frangivento e grigliati), si possono creare piccole oasi sul terrazzo o in giardino, per sistemare una sdraio o un barbecue. Siamo riusciti a creare effetti speciali estetici e prestazionali con trattamenti completamente naturali e con risultati migliori di quelli ottenuti dai trattamenti chimici. Questa è stata una doppia vittoria…il migliore prodotto per Pircher, per il consumatore e per l’ambiente!”

Win-win.

Ci piace tanto questa espressione idiomatica inglese in cui si rende bene l’idea del reciproco vantaggio e beneficio. Una qualsiasi operazione che non scontenti o danneggi alcuno dei soggetti coinvolti. 

E ancora più ci piace quando uno dei due soggetti, è il nostro pianeta.

Alex Crestan HENRY & CO.Alex Crestan
Project Manager HENRY & CO.


raytent giovanardi voices

Creatività sostenibile e upcycling: dalle tende da sole nasce Raytent

Raytent è un progetto ideato per dare una risposta concreta all’esigenza di recupero rifiuti tessili dalle lavorazioni delle tende da sole.

Ogni anno in Unione Europea si producono circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Indumenti usati, ma anche lenzuola, tappeti, tende, tappezzerie e molto altro. Solo il 20% circa di questi materiali viene attualmente riciclato. La maggior parte finisce in discarica o negli inceneritori.

La ragione è che i tessuti sono materiali lavorati complessi, particolarmente difficili da riciclare

In ogni caso i tessuti, se gettati in discarica, impiegano tantissimo tempo per decomporsi. Le fibre naturali possono impiegare centinaia di anni per disfarsi e rilasciano durante il processo metano e CO2 nell’atmosfera, mentre le fibre sintetiche non si decompongono affatto.

fibre tessili utilizzate da raytent
Fibre tessili di recupero utilizzate da Raytent © Copyright Raytent

Riciclo e recupero delle fibre tessili: processi e opportunità

Al momento esistono quattro differenti tipologie di riciclo per recuperare le fibre tessili:

  1. il riutilizzo: o riuso;
  2. il processo chimico che sfrutta agenti chimici per separare tutti gli elementi che costituiscono il materiale per riottenere fibre da riadoperare;
  3. il processo meccanico che consente di modificare le proprietà chimiche e fisiche del materiale trattato;
  4. il recupero energetico che prevede di fatto il bruciare i capi oramai inservibili per creare energia.

La Fondazione Ellen MacArthur in una recente pubblicazione "The circular economy: a transformative Covid-19 recovery strategy" fornisce una panoramica sull'argomento, mettendo in evidenza alcuni dei principali fattori in grado di attivare un modello di economia circolare in questo comparto caratterizzato da un elevato impatto ambientale. Stando al rapporto, tre sono i principali volani dell’economia circolare in questo ambito:

  1. il potenziamento degli impianti di raccolta, smistamento e riciclaggio, in grado di renderci meno dipendenti dai mercati esteri, che ad oggi, purtroppo, sono ancora i principali destinatari dei nostri rifiuti tessili;
  2. gli investimenti in ricerca e tecnologia per rendere più efficace la selezione delle fibre e arrivare a riciclare le fibre sintetiche;
  3. il design che pensi e realizzi i manufatti tessili, per essere rifatti. Parliamo di Circular Design Thinking?
tessuto raytent
Tessuto Raytent © Copyright Raytent

Rifiuti tessili in Italia

L’ultimo rapporto su L’Italia del riciclo 2020, riporta come, Dopo la raccolta differenziata e un eventuale deposi- to temporaneo, i rifiuti tessili vengono inviati presso gli impianti di trattamento dove vengono effettuate lavorazioni di selezione finalizzate a: 

  • riutilizzo (stimato in circa il 68%) per indumenti, scarpe ed accessori di abbigliamento utilizzabili direttamente in cicli di consumo; 
  • riciclo (stimato in circa il 29%) per ottenere pezzame industriale o materie prime seconde per l’industria tessile, imbottiture, materiali fonoassorbenti; 
  • smaltimento (stimato in circa il 3%).

E i rifiuti tessili da ingombranti (tende, materassi, moquette, tappeti)? 

Questa tipologia di rifiuti tessili non è oggetto di raccolte particolarmente organizzate e diffuse e, anche quando sono raccolti separatamente, sono spesso avviati principalmente a smaltimento.

Raytent: nuova vita ai sottoprodotti dell'industria tessile

Il progetto di cui vogliamo parlarvi oggi, riguarda proprio questa categoria di rifiuti tessili. E precisamente quello delle tende da sole. Raytent è un progetto ideato e sviluppato da Giovanardi e nasce per dare una risposta concreta all’esigenza di recupero dei sottoprodotti di lavorazione generati dall’industria della tenda da sole. Questa necessità parte dalla consapevolezza che, per ogni tenda realizzata, circa il 10% del tessuto viene scartato. 

Il riciclo del tessuto acrilico derivante dall’industria della tenda da sole, da origine a un filato acrilico tinto in massa outdoor composto per oltre il 50% da fibra riciclata, attraverso un processo meccanico a basso consumo idrico e emissioni di CO2.

Il materiale impiegato proviene interamente da tessuti per tende acriliche con certificazione OEKO-TEX®: tessuti di altissima qualità che mantengono le caratteristiche di solidità del colore ai raggi UV, comportamento antimacchia e antimuffa.

Raytent rugs collection
Raytent rugs collection © Copyright Raytent

Il progetto Raytent ha l'obiettivo di coinvolgere l’intera filiera dei confezionisti per recuperare i ritagli derivanti dalla realizzazione delle tende da sole per poi sfilacciarli e produrre un filato di tipo cotoniero idoneo per essere successivamente riutilizzato. Questo processo, completamente Made in Italy, consente di ridurre il consumo di materie prime e di ridurre l’impatto dei processi di lavorazione di un sottoprodotto che sinora non aveva un riutilizzo vero e proprio, ma veniva smaltito nelle discariche secondo la legislazione vigente, costituendo un carico inquinante per l’ambiente e costi elevati per la società.

Il filato acrilico Raytent può essere impiegato in diversi settori che vanno dalla protezione solare all’arredamento outdoor/indoor, agli imbottiti, dagli accessori moda ai filati per tappeti.

Abbiamo incontrato Sara Selmin, responsabile Marketing & green business development per Giovanardi, per aver un confronto diretto sulla portata del progetto.

HENRY & CO.: “Vi è indubbiamente una forte esigenza di realizzare nuovi modelli di business in grado di fare ripartire l’economia, dopo la Pandemia, rendendola più circolare e resiliente come richiede la transizione ecologica. La vostra iniziativa è sicuramente un ottimo esempio di business virtuoso. Il mercato come ha accolto Raytent?"

Sara Selmin: “Raytent è un progetto di circular economy che è stato presentato ai nostri clienti nel 2019, poco prima della pandemia. La prima reazione del mercato è stata di grande curiosità perché finora, nel mondo delle tende da sole e dell’arredamento, non esisteva un’alternativa sostenibile. Abbiamo chiarito fin da subito che i tessuti Raytent garantiscono le stesse caratteristiche e soprattutto le alte prestazioni di un tessuto acrilico non riciclato. Si aggiunga che il tessuto Raytent è a sua volta riciclabile. Si tratta di una vera rivoluzione per il nostro mercato. La complessità e l'innovazione tecnologica del processo Raytent vanno raccontate con cura, ragion per cui abbiamo fatto e stiamo tutt’ora facendo un intenso lavoro di sensibilizzazione  e formazione nel nostro mercato di riferimento. Attualmente alcuni clienti propongono e vendono i prodotti Raytent riscontrando un buon interesse e soddisfazione nei consumatori."

HENRY & CO.: “Sappiamo bene che per avviare validi e importanti progetti di sostenibilità è fondamentale contare sulle giuste partnership. Come e quanto i vostri partner sono stati coinvolti e hanno partecipano?”

Sara Selmin: “Un partner che vorrei citare, che è stato cruciale per lo sviluppo della tecnologia e che ha reso possibile Raytent è Marchi & Fildi, un noto gruppo tessile del biellese che realizza filati con attenzione all'innovazione ed alla sostenibilità. Ma è l’intera filiera dei confezionisti che noi vogliamo coinvolgere come partner, per creare un intero comparto settoriale di produzione caratterizzato da processi virtuosi al fine di innescare attività di economia circolare in segmenti di mercato non ancora esplorati.”

Raytent rugs collection
Raytent rugs collection © Copyright Raytent

HENRY & CO.: “Avete in progetto altri progetti di ricerca per allargare il vostro business di economia circolare?”

Sara Selmin: “Si. Oltre Raytent, che sta toccando sempre più ambiti di applicazione, stiamo lavorando al riciclo del poliestere dei banner pubblicitari. Una richiesta che ci è giunta direttamente da alcune grandi case di moda. Pensate all’impatto ambientale dell’enorme quantità di banner stagionali, temporanei o occasionali che pubblicizzano prodotti o servizi! poterne riciclare la fibra sarebbe una conquista eccezionale. Ci stiamo lavorando.”

HENRY & CO.: “Quanto spazio e importanza ha per voi l’aspetto di Design?”

Sara Selmin: "Fino ad oggi il design non è stata una priorità. Ci siamo focalizzati fin da subito sulla ricerca tecnico scientifica, per studiare un filato che garantisse le caratteristiche di sostenibilità cui puntavamo e che conservasse allo stesso tempo alte prestazioni del tessuto. Raytent è una fibra sfilacciata, riciclata, all’occhio imperfetta, da qui dobbiamo partire per costruire un concetto di design che si sposi con la qualità e la sostenibilità, che ne costituisce il valore. Man mano ci avviciniamo sempre più anche al concetto di design e infatti quest’anno siamo usciti con una nuova collezione  “Raytent Living” cui abbiamo dedicato molta attenzione alla creatività…sostenibile!”

Fabio Venturini HENRY & CO.Fabio Venturini
UX & Product Designer HENRY & CO.


gestione dei rifiuti lockdown pandemia

Pandemia, lockdown e gestione dei rifiuti

Negli ultimi undici anni l’Italia del Riciclo ha continuato a evidenziare un trend di crescita costante della quantità e della qualità dei rifiuti raccolti e riciclati, delle imprese del settore e un loro importante sviluppo tecnologico che ha consentito di raggiungere vere e proprie punte di eccellenza europea. 

L’edizione 2020 del Rapporto annuale “L’Italia del riciclo” curato da FISE Unicircular Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile contiene un focus dedicato all’impatto della pandemia sulle attività del riciclo.

Perché pandemia e lockdown, con il divieto di circolazione e la chiusura di molte attività economiche, hanno di fatto avuto effetti anche sulla gestione dei rifiuti, pur se diversificati a seconda delle filiere.

La priorità per Consorzi e  imprese, anche nei mesi di emergenza, è rimasta quella di garantire su tutto il territorio nazionale la continuità del servizio di ritiro e avvio al riciclo, cercando di prevenire la saturazione degli impianti e una crisi del sistema. 

Il mercato dei materiali riciclati, durante il lockdown e nei mesi successivi, è stato strettamente collegato alle variazioni della domanda di materiale da riciclo e all’operatività, o blocco, dei settori applicativi a valle. Molti mercati penalizzati da una domanda già debole a causa delle difficoltà dei comparti utilizzatori (su tutti automobilistico e costruzioni), hanno subito un ulteriore rallentamento. 

Oggi, possiamo affermare che non sbaglieremo di molto se ipotizziamo che i dati relativi alla prima metà dell’anno potrebbero esser per alcune filiere rappresentativi di quello che emergerà dal consuntivo di fine anno, considerato l’andamento dell’emergenza sanitaria e le misure di contenimento prese negli ultimi sei mesi del 2020. L’industria produttiva non ha subito nuovi stop, ma quella del consumo si, food e non food. Da non trascurare inoltre l’effetto accumulo: se la prima ondata è stata caratterizzata dal disorientamento, la seconda si è sommata alle sofferenze di mercati e consumi già registrate con la prima, a volte amplificandole.

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La gestione dei rifiuti nel primo semestre 2020

I dati dei primi sei mesi del 2020, compresi dunque i due mesi circa di lockdown, hanno registrato un incremento del 5% per i conferimenti di rifiuti da imballaggio al sistema CONAI rispetto allo stesso periodo 2019: aumento per vetro, plastica, carta/cartone e acciaio, calo per alluminio e legno. 

Ha subito importanti riduzioni la raccolta per tutte le filiere collegate alle isole ecologiche (per esempio i RAEE) e quelle legate alle realtà industriali e commerciali che sono state costrette a interrompere l’attività di produzione, o registrato una riduzione delle importazioni (solventi, oli minerali usati, pneumatici fuori uso, oli e grassi animali e vegetali esausti). 

Calo del 15% per il rifiuto organico. L’aumento dei rifiuti domestici non ha compensato il calo proveniente dalle utenze collettive come mense, ristoranti, pubblici esercizi. Equilibrio che si è poi ristabilito con la ripresa di tutte le attività produttive, commerciali, turistiche. 

Le differenze territoriali della raccolta, sono state ovviamente rilevate in modo più marcato nei Comuni ad elevata vocazione turistica. 

L’emergenza COVID-19, ha purtroppo portato anche a un peggioramento della qualità della raccolta, specialmente nei mesi critici tra marzo e maggio.

Trattamento e valorizzazione

Le operazioni di trattamento e raccolta hanno vissuto momenti di allarme connessi al rallentamento di alcune attività industriali o al blocco totale di molte altre, con conseguente crisi degli sbocchi a valle del trattamento. Il rischio di saturazione degli stoccaggi di impianti di selezione, di riciclo e di termovalorizzazione sono stati in parte scongiurati con la circolare del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio del marzo 2020 che ha invitato le Regioni a prevedere deroghe straordinarie alle capacità di stoccaggio degli impianti autorizzati.

Materie prime seconde

La situazione del mercato delle Materie Prime Seconde (MPS) durante il lockdown e i mesi successivi è stata eterogenea da filiera a filiera e collegata all’effettiva domanda di materiale da riciclo e all’operatività o meno dei settori applicativi a valle. 

Tutta la filiera collegata al settore alimentare e quello sanitario ha avuto necessità di approvvigionamenti. Segno negativo, invece, per tutti gli altri comparti, sottoposti a lockdown

Questa crisi ha determinato, da un lato, una minore richiesta di MPS in alcuni settori tradizionali di utilizzo (come l’alluminio riciclato nel settore dell’automotive) e, dall’altro, una maggiore competizione da parte delle materie prime vergini per il crollo dei loro prezzi.

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Le soluzione per sostenere il settore della gestione dei rifiuti

Tra gli effetti della pandemia si contano anche i ritardi, i rallentamenti e i tagli degli investimenti programmati nel settore dei rifiuti e i ritardi dovuti anche all’ulteriore rallentamento della Pubblica amministrazione nel rilascio e/o aggiornamento delle autorizzazioni e nelle procedure di gara. 

La riduzione dei ricavi è stata determinata da diversi fattori, tra cui i minori quantitativi di materiale e ribasso delle tariffe in ingresso agli impianti; crollo del contributo ambientale versato ai Consorzi a causa della riduzione delle vendite; aumento dei costi per misure necessarie a far fronte all’emergenza; crollo delle quotazioni delle materie prime seconde. 

Per stimolare il riciclo e l’economia circolare del settore dei rifiuti il Rapporto 2020 raccoglie la richiesta degli operatori del settore di semplificazione normativa e burocrazia e un’accelerazione dei processi autorizzativi. Il sistema italiano del riciclo potrà poi proseguire nel suo percorso di crescita quantitativa e qualitativa solo se verranno recuperati i ritardi e le carenze impiantistiche ancora presenti in alcune zone del Paese. 

Con l’aumento della quantità di rifiuti riciclati, è inoltre necessario promuovere un impiego più consistente dei materiali generati dal riciclo dei rifiuti, rafforzando il ricorso a prodotti e beni riciclati negli acquisti pubblici verdi (Green Public Procurement) e introducendo l’obbligo, per determinati prodotti, di un contenuto minimo di riciclato, anticipando le azioni previste dal nuovo Piano europeo sull’economia circolare. 

Infine, occorre che i prezzi riflettano i reali vantaggi e i reali costi ambientali. E quando non possibile, intervenire con il contributo ambientale, o con la fiscalità, per disincentivare pratiche con impatti negativi sull’ambiente e favorire i prodotti circolari.

Scopri il progetto sviluppato da HENRY & CO. per Fater Smart per il recupero dei pannolini usati.

La Bioedilizia entra in modo etico e innovativo nell’LCA della filiera agroalimentare

L’industria agroalimentare produce enormi quantità di scarti.
Scarti che in buona parte possono trasformarsi da costo aziendale (per lo smaltimento) a risorsa e materia prima preziosa.

Biocarburanti, sostanze ad uso farmaceutico, cosmetico o alimentare; ma anche materiali biodegradabili per il packaging. Gli scarti degli agrumi possono essere usati per produrre fibre e tessuti, dalle vinacce una pelle vegetale, dalle bucce di pomodoro un rivestimento per l’interno di contenitori metallici destinati agli alimenti, o bioplastica. E di alcuni di questi progetti leggerete nei prossimi appuntamenti di Voices. Più spesso questi sottoprodotti sono trasformati in mangimi o fertilizzanti, oppure, in ultima istanza, bruciati nei termovalorizzatori per produrre energia elettrica o calore.

bioedilizia scarti del riso

Anche la paglia è uno scarto del settore agricolo, rinnovabile annualmente, e che da tempo trova impiego nel settore delle costruzioni grazie alle sue ottime proprietà termoisolanti e la sua ecologicità.
La paglia utilizzata nelle costruzioni è, in sostanza, lo scarto della mietitura di diversi cereali, come grano, avena, mais, segale e RISO.

Gli scarti del riso sono preziosi perché ricchi di silicio.

In Italia, la produzione media annua di riso si attesta a circa 1 milione di tonnellate: la materia prima non manca. Per ogni tonnellata di riso bianco si producono 1,3 tonnellate di paglia, 200 chili di lolla e 70 chili di pula. Scarti che possono rappresentare uno dei componenti principali per nuovi materiali e nuovi prodotti: dal telaio in legno e paglia di riso ai termo intonaci, dalle malte ai massetti alleggeriti fino alle finiture in lolla-calce.

vipot vasi biodegradabili
Foto © Vipot - Vasi Biodegradabili

Sono diversi i progetti avviati negli ultimi anni che hanno fatto sperimentazione proprio a partire dagli scarti del riso.

  • RiceRes è progetto di ricerca finanziato da Fondazione Cariplo e promosso da CNR ISMAC di Biella e dalle Università di Milano e Pavia. Pannelli termoisolanti e fonoassorbenti dalla paglia di riso; dalla lolla, additivi per materie plastiche; dall’olio dalla pula, materie prime per bioadesivi e integratori alimentari.
  • ECOFFI (Ecological Concrete Filled Fiber – cemento ecologico con fibre vegetali) nasce da un progetto del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino (DAD) impegnato nello studio e nella sperimentazione di un cemento naturale con scarti agricoli. Il prototipo è un blocco non portante per pareti perimetrali verticali, mediante l’utilizzo di cinque ingredienti principali: legante naturale, acqua, acido citrico, paglia di riso e tutolo di mais.
  • La casa automobilistica SEAT (gruppo Volkswagen) sta sperimentando l’uso dell’Oryzite, un derivato della lolla di riso, per sostituire alcuni prodotti in plastica che servono per costruire le sue auto.
  • Goodyear punta a raddoppiare entro il 2021 il proprio impegno nell’approvvigionamento di silicio per la produzione di pneumatici a partire dalle ceneri di lolla di riso: miscelata con la gomma, rinforza i battistrada dei pneumatici e riduce la resistenza al rotolamento, con risparmio di carburante e riduzione delle emissioni.
  • VIPOT, di Future Power, è una linea di prodotti biodegradabili, vasi e stoviglie, realizzati in lolla di riso.

RICEHOUSE: dal chicco alla casa

tiziana monterisi ricehouse
Tiziana Monterisi - CEO e Co-founder Ricehouse

E infine teniamo a raccontarvi di RiceHouse, la pluripremiata startup piemontese di Tiziana Monterisi, la prima in Italia a ideare un sistema di progettazione basato sugli scarti di coltivazione del riso per trasformarli in una serie di materiali per la bioedilizia con cui è possibile costruire un intero edificio all’insegna dell’economia circolare: paglia, lolla, termo intonaci, massetti alleggeriti e finiture in lolla-calce e pannelli isolanti.

Un nuovo modo etico e innovativo di far tornare la casa a essere un nuovo organismo vivente e inserirla in un contesto di economia circolare. Le materie prime vengono prelevate dall’ambiente, trasformate, utilizzate, smaltite e re-immesse nell’ambiente stesso da cui sono state prelevate.

"Oltre metà della produzione europea di riso grezzo proviene dall’Italia e il 92% della superficie risicola italiana si trova in due regioni: Piemonte e Lombardia, tra le provincie di Pavia, Biella, Vercelli e Novara. Per questo motivo ci siamo al momento focalizzati principalmente su questa area, – ci racconta la voce dolce e squillante di Tiziana Monterisi, CEO & Co-founder di Ricehouse – ma viene coltivato anche in Veneto, e, in piccole quantità, Sicilia, Calabria e Sardegna; fuori dal territorio nazionale, in Spagna, Francia, Bulgaria, Romania e Grecia. Beh, poi c’è l’Asia. Produzioni che potrebbero abbondantemente alimentare un efficiente sistema di trasformazione e valorizzazione degli scarti in loco.

La nostra missione è quella di esportare il modello e sviluppare la filiera del riso anche e soprattutto nelle aree più deboli, per creare nuove economie sul territorio ed evitare il vecchio schema in cui si produce nei Paesi a basso costo e si importa il semilavorato in Europa. Vogliamo creare un modello, replicabile, che possa essere utile in un processo di valorizzazione non solo dal punto di vista ecologico, ma anche sotto l’aspetto economico e sociale."

Nel 2019, dalla collaborazione con MGNintonaci è nata una nuova linea di prodotti edili naturali che garantiscono un risparmio energetico e un ridotto impatto ambientale: 6 nuovi biocomposti che RiceHouse realizza dagli scarti del riso, paglia o lolla.

Una miscela di base costituita da pula, lolla e paglia di riso

Questa miscela consente di ottenere materiali molto leggeri, con buona capacità termica, interamente naturali, traspiranti ed ecologici, di facile posatura, adatti a tutti i tipo di intervento dai lavori di ristrutturazione alle nuove costruzioni.

rice house intonaco di fondo
Foto © Rice House - Intonaco di Fondo

È di dicembre 2020 la notizia che Riso Gallo, ha voluto credere e scommettere in questa startup acquisendone una quota. Una scelta coerente alla filosofia aziendale: agricoltori certificati, prodotti bio, fonti rinnovabili: l’impegno di Riso Gallo attraversa tutta l’azienda e questa nuova sfida si aggiunge a chiudere il cerchio ideale del percorso di valorizzazione sostenibile del prezioso chicco.

Le prossime sperimentazioni?

"Lo scorso anno abbiamo già sperimentato alcuni prototipi di ecodesign in stampa 3d - continua Tiziana Monterisi - utilizzando una miscela creata apposta per oggetti per casa e arredo. Stiamo lavorando sulla lolla per ottenere una miscela più morbida, una sorta di bioplastica, ovviamente con legante 100% naturale, formaldeide free. Forse presto potremo portarci la razione di risotto per la nostra pausa pranzo, dentro un lunchbox, stampato in 3d con una miscela derivata dal riso."